(VIDEO) Festival della Restanza, a Crotone l’oro del territorio sfida la ruggine

Prima serata nel foyer del Teatro Vincenzo Scaramuzza con “La Colonna” di Antonio Cofano e “La Roba” di Diana Senese. Al centro non soltanto chi resta, ma ciò che può rendere possibile il ritorno

A cura di Redazione
22 settembre 2026 09:00
(VIDEO) Festival della Restanza, a Crotone l’oro del territorio sfida la ruggine - Foto: Redazione
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Non parlare soltanto di chi resta. Ma interrogarsi su come rendere migliore il territorio per chi decide di restare, per chi vuole tornare e per chi ancora deve scegliere se costruire qui il proprio futuro.

È questo uno dei messaggi emersi dalla prima serata del Festival della Restanza “Ruggine & Oro”, ospitata ieri sera nel foyer del Teatro Vincenzo Scaramuzza di Crotone. Una serata che ha messo insieme cinema, teatro, cultura e il racconto di territori differenti.

Il titolo dell’edizione contiene già la chiave di lettura: la “ruggine” rappresenta le difficoltà, le contraddizioni e le ferite accumulate dai territori; l’“oro” è invece ciò che quei territori continuano a custodire, dalle persone al patrimonio culturale, dal paesaggio alle competenze.

L’obiettivo è capire come togliere quella ruggine e fare emergere il valore che già esiste.

“La Colonna”, il territorio attraverso due sguardi

La prima parte della serata ha avuto come protagonisti Antonio Cofano, regista de “La Colonna”, e gli attori Giorgia Arena e Vincenzo Leto, interpreti del cortometraggio ambientato attorno alla storia di Capo Colonna e della sua ultima colonna superstite.

Un racconto che utilizza il cinema per parlare di patrimonio, identità e cittadinanza attiva. Il personaggio di Erika, interpretato da Giorgia Arena, rappresenta infatti una donna che difende la memoria e il patrimonio del territorio.

Per Antonio Cofano, lavorare con i giovani crotonesi della troupe è stato uno degli aspetti più positivi dell’esperienza.

“È stato facile lavorare con i ragazzi crotonesi della troupe, con i quali si è instaurato un bel rapporto fin dall’inizio. Ci hanno messo tutta e davvero è stato quasi naturale”.

Più complesso, invece, il rapporto con alcune istituzioni: “È stato difficile perché talvolta è stato difficile dialogare con alcune istituzioni e noi ci aspettavamo che fosse scontato il fatto che un cortometraggio che parlasse del territorio e lo raccontasse in maniera così forte avesse un supporto possibile”.

Nonostante le difficoltà, Cofano ha sottolineato il valore del racconto realizzato: portare sullo schermo un luogo straordinario dal punto di vista paesaggistico e restituirlo al pubblico nel modo migliore possibile.

Giorgia Arena: “Restare significa poter tornare”

Per Giorgia Arena, attrice crotonese, entrare nel personaggio di Erika è stato invece quasi naturale.

“È stato facilissimo in realtà, perché credo che il personaggio di Erika ha semplicemente fornito la possibilità di parlare di quel coraggio, di quella lotta, di quella voglia di custodire il passato”.

Un bagaglio di valori che l’attrice ha collegato direttamente all’esperienza di Salviamo Capocolonna e alla cittadinanza attiva.

Ma Arena ha spostato il discorso anche sul significato più profondo della restanza: “Il vero futuro, il vero restare sarebbe quando questa città ti dà le condizioni per poter tornare serenamente”.

Una frase che riassume bene il senso della serata: non basta chiedere ai giovani di restare se il territorio non costruisce le condizioni perché possano farlo.

Vincenzo Leto e l’altra Calabria

Anche Vincenzo Leto ha utilizzato l’ironia per raccontare una delle contraddizioni più evidenti di Crotone e della Calabria. “Se trovano un diretto, un Intercity o una coincidenza penso che faranno fatica pure loro ad andarsene da Crotone. È più facile arrivare a Narnia che a Crotone”.

Nel cortometraggio Leto interpreta però un personaggio che rappresenta un’altra faccia del Mezzogiorno: quella di chi, invece di difendere il proprio patrimonio, arriva a speculare sui resti e sulle risorse del territorio.

“Il mio personaggio invece nel corto rappresenta proprio quell’altra Calabria, quel Sud che vende se stesso”.

Una contrapposizione significativa rispetto a Erika: da una parte la cittadinanza che difende il proprio patrimonio, dall’altra chi si arrende alla logica della convenienza e della rassegnazione.

Leto, nel presentare il lavoro, ha poi insistito su un altro elemento: l’importanza di ascoltare i giovani e offrire loro uno spazio.

Ha raccontato, in particolare, la storia di Nicodemo Bilotta, originario di Roccabernarda, che lavorava in un supermercato ma coltivava aspirazioni artistiche. Leto ha spiegato di aver ascoltato quei sogni e di avergli dato uno spazio sul palco.

Un gesto che diventa parte dello stesso concetto di restanza: non soltanto chiedere ai giovani cosa vogliono fare, ma creare le condizioni perché possano provarci.

“La Roba”, dalla Valle del Sele a Crotone

Il secondo momento della serata ha portato sul palco Diana Senese, regista del docufilm “La Roba”.

Il suo lavoro parte da un territorio diverso da quello crotonese, la Valle del Sele, ma proprio il confronto tra territori è diventato uno degli elementi centrali della sua riflessione.

“Il messaggio che porto a Crotone, proprio perché porto un territorio che è quello della Valle del Sele, che è un territorio interno qui a Crotone, dove siamo sul mare, è quello del profondo legame tra tutti i territori”.

Per Senese non esistono territori isolati dalle grandi dinamiche che attraversano il Paese e il mondo. “Non possiamo esimerci da questa considerazione storica, geopolitica e molto attuale in un momento in cui comunque la terra è anche oggetto di contesa”.

E proprio per questo parlare di terra a Crotone significa affrontare questioni che possono essere estese ben oltre i confini provinciali: “Parlarne a Crotone significa fare delle riflessioni che secondo me sono estendibili in tutti i territori”.

La prima serata ha così costruito un percorso che parte dalla memoria, passa dalla difesa del patrimonio, incontra il tema dei giovani e arriva alla necessità di creare nuove condizioni economiche, culturali e sociali.

Non una celebrazione nostalgica di ciò che è stato, dunque, ma una domanda molto concreta: come trasformare l’oro che già esiste in un’opportunità per il futuro, eliminando la ruggine che lo nasconde?

Oggi la seconda serata: ricerca, impresa e innovazione

Il Festival proseguirà oggi martedì 22 settembre, sempre a Crotone, spostando il confronto dal cinema e dal teatro verso cultura, ricerca, impresa e innovazione.

Tra gli ospiti annunciati ci saranno Gianluigi Greco, Magnifico Rettore dell’Università della Calabria, l’antropologo e scrittore Vito Teti, Matteo Tubertini, amministratore delegato di Caffè Guglielmo, Lidia Alessia Gentile, ingegnera meccanica crotonese e Senior Manager di Baker Hughes, e Andrea Friio, professionista crotonese attivo nella Silicon Valley per Amazon Web Services.

La seconda serata ospiterà inoltre il Premio Restanza 2026, assegnato a Gianluigi Greco per il suo percorso nella ricerca e nell’intelligenza artificiale. Il riconoscimento è un’opera realizzata dal maestro orafo Michele Affidato.

Dopo aver raccontato nella prima serata i luoghi, le persone e le loro storie, il Festival proverà dunque a compiere il passo successivo: parlare di ciò che concretamente può essere costruito.

Perché la restanza, alla fine, non è soltanto una scelta personale. È anche la capacità di un territorio di diventare abbastanza forte, attrattivo e vivo da permettere a chi parte di poter immaginare un ritorno.

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