(VIDEO) Il grembiule del servizio, 30 anni di solidarietà alla Mensa dei poveri
Celebrazione con il vescovo Torriani: grembiuli simbolo del servizio e grazie ai volontari che non si sono mai fermati
Una torta per celebrare i trent’anni e tanti dolci condivisi come segno di festa e gratitudine. La Mensa dei poveri “Padre Pio da Pietrelcina” ha tagliato un traguardo importante: trent’anni di attività vissuti nella continuità del servizio, senza mai fermarsi, nemmeno durante il periodo del Covid. Un cammino definito “adulto nella fede”, perché radicato nella costanza quotidiana dell’aiuto alle persone più fragili.
La celebrazione si è aperta con una messa di ringraziamento, occasione per rendere grazie per le tante “mani operose” che negli anni hanno reso possibile tutto questo. Tra queste la signora Maria, i coniugi Sergio e Nina Riolo, le suore Sorelle dei Poveri di Santa Caterina da Siena, la signora Beatrice Pacenza, Massimo Ristagno, Suor Raffaella che proprio tra quei fornelli è nata la sua vocazione, e numerosi volontari che hanno incarnato il cosiddetto “Vangelo del grembiule”. Proprio il grembiule è stato consegnato ai volontari della prima ora come simbolo concreto di servizio e dedizione.
«È un appuntamento innanzitutto per ringraziare il Signore per questi trent’anni ed è un appuntamento anche per ringraziare coloro che hanno creduto alla Mensa, a questo progetto e che hanno dato vita alla Mensa col volontariato, con la generosità e con quella amabilità che in questi trent’anni abbiamo sperimentato in tanti momenti, in tante occasioni», ha detto don Ezio Limina, guida della struttura.
Un impegno cresciuto nel tempo, come ha ricordato Sergio Riolo: «È cambiato molto per quanto riguarda la presenza degli utenti della Mensa. Siamo arrivati a 150 pasti al giorno completi che continuano ad aumentare. Adesso è un periodo di calma perché c’è il Ramadan, però finito riprenderemo ancora a fornire 100-150 pasti al giorno completi».
A presiedere la celebrazione è stato l’arcivescovo Alberto Torriani, che ha definito la mensa un vero “cantiere di speranza”: «È un momento di festa perché nella gioia si celebrano anche i segni della provvidenza. È trent’anni che qui la provvidenza si fa carne. Questa è un cantiere della solidarietà. In tanti sono passati e mi piacerebbe che in tanti continuino a passare, soprattutto i giovani, perché imparino cos’è la solidarietà e a diventare grandi in un altro modo. Ma è anche una palestra di umanità, perché qui si impara il cuore dell’uomo, soprattutto quando è ferito e chiede attenzione. I bisognosi non hanno identità né colore: sono persone».
Presenti alla celebrazione, oltre a don Ezio, anche don Alessandro Saraco, rettore della basilica cattedrale, don Bernardino Mongelluzzi, rettore del santuario di Capo Colonna, don Stefano Cava, direttore della Caritas diocesana e parroco del Carmine, don Antonio Rodio, parroco del Santissimo Salvatore in Fondo Gesù, con il diacono Giuseppe Samà, e don Francesco Cardace, segretario dell'Arcivescovo.
In tanti, tra volontari storici e nuove generazioni, hanno preso parte alla giornata. Tra questi anche giovani come suor Raffaella, la cui vocazione è nata proprio tra i fornelli della mensa. "Sono una suora felice", ci ha detto, ricordando che la fiamma non si è mai spenta. Un luogo che, nato per volontà di monsignor Giuseppe Agostino in via Suriano e successivamente trasferito in piazza Lea Garofalo grazie a monsignor Andrea Mugione, continua ancora oggi a essere segno concreto di carità.
Una “Chiesa del grembiule”, come l’ha definita don Ezio, citando il venerabile don Tonino Bello, che da trent’anni non smette di servire. La cerimonia eucaristica è stata animata dal coro della Parrocchia Madonna del Rosario.
Danilo Ruberto
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