(VIDEO) Il Vescovo Checchinato: “Le migrazioni sono la nostra storia, Steccato di Cutro lo ricorda”
Al Santuario della Madonna Greca la celebrazione per l’inizio della Quaresima con la croce del naufragio
La croce costruita con i resti della barca “Summer Love”, sulla quale persero la vita 94 migranti nel naufragio del 26 febbraio 2023 a Steccato di Cutro, ha varcato la soglia della chiesa, e posta sull'altare. Per l’inizio della Quaresima dell’intera diocesi, il simbolo della tragedia è stato accolto nel Santuario della Madonna Greca di Capo Rizzuto, nel comune di Isola di Capo Rizzuto: la celebrazione comunitaria, inizialmente prevista sulla spiaggia di Steccato, si è svolta al coperto a causa delle condizioni climatiche avverse.
In chiesa, sacerdoti della diocesi, religiose e laici si sono raccolti in preghiera attorno alla croce del naufragio. Le candele accese hanno illuminato questo momento, diviso in quattro parti, con l’invocazione del perdono e il richiamo all’indulgenza come segno di avvio del cammino quaresimale. Il colore liturgico, il rosso, ha richiamato il sangue versato sulla croce, e quindi il legame con i giorni della Passione, come la Domenica delle Palme e il Venerdì Santo.
Alla celebrazione erano presenti monsignor Giovanni Checchinato, arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano e delegato della Conferenza Episcopale Calabra per l’Ufficio Migrazioni, e monsignor Alberto Torriani, arcivescovo di Crotone–Santa Severina.
«Restano i cadaveri che arrivano ancora sulle nostre coste», ha detto Checchinato nell’intervista a margine della preghiera, «resta un pezzo di storia che non è stato accolto, che è stato censurato, negato, e continua ad esserlo». Una ferita che non può essere archiviata: «Questa tragedia non può essere dimenticata, non può smettere di farci porre domande e di chiedere risposte a chi di queste tragedie ha, in qualche modo, delle responsabilità».
Il presule ha allargato lo sguardo all’Europa: «È un’Europa che respinge più che accogliere? Le migrazioni appartengono alla nostra storia: negarle è come dire che il sole non c’è solo perché lo affermiamo». E dal luogo simbolico delle onde di Steccato di Cutro ha consegnato un messaggio per la Quaresima: «Accoglienza. Ce lo ricordano i Papi: nessuno si salva da solo».
Il ricordo di Steccato, hanno sottolineato i vescovi, non è confinato a una comunità. «Non è una questione legata solo a Steccato di Cutro», ha affermato Torriani, «interroga l’intera Chiesa diocesana. Sarebbe sciocco, stolto o poco cristiano ridurlo a pochi: per questo abbiamo coinvolto tutta la diocesi».
Nel dialogo tra i due interventi emerge la stessa domanda di fondo: che cosa chiede oggi questa tragedia alle coscienze? Torriani ha richiamato la complessità del fenomeno migratorio, senza sconti: «È un tema sociologico, storico, antropologico. Forse dobbiamo ripartire da lì per guarire un po’ le nostre paure: paure del vicino di casa, di chi non conosciamo». Ma, prima ancora delle analisi, il richiamo è umano: «Come uomini siamo interpellati dal fratello sofferente che mendica vita. Questo interroga non solo la comunità cristiana, ma anche quella civile».
Checchinato annuisce su questo terreno comune: accoglienza come parola quaresimale, memoria come responsabilità quotidiana. Due voci diverse, un’unica consegna: non lasciare che il legno spezzato di una barca diventi solo un oggetto esposto, ma resti croce viva che interroga scelte politiche, coscienze personali e cammini comunitari.
Danilo Ruberto
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