(VIDEO) “Per voi”, Crotone illumina la spiaggia e rinnova la battaglia per la sanità
Una candela, un nome, un pensiero rivolto a chi non c’è più. Tina De Raffaele: «Dopo 12 anni siamo ancora qui, non dobbiamo arrenderci»
Ci sono nomi che non dovrebbero mai essere dimenticati. Nomi scritti sui cuori, affidati alla luce di una candela, portati questa sera sulla spiaggia di Crotone da chi continua a chiedere che il diritto alla salute non resti soltanto una promessa. Sono i nomi di chi se n'è andato a causa di un tumore, di persone che hanno lasciato un vuoto nelle famiglie e nella comunità. Storie diverse, unite da una battaglia che a Crotone dura ormai da anni.
È iniziata così, con quei nomi e con il loro peso, la serata di “Crotone ci mette la faccia”. Sulla sabbia è stato realizzato un grande cuore, accompagnato da una scritta semplice e carica di significato: “Per voi”. Le luci delle candele e di alcune lanterne biodegradabili hanno illuminato una porzione del lungomare cittadino, proprio di fronte al cimitero. Rcordare chi non c'è più, ma anche continuare a chiedere risposte per chi resta e per chi, oggi, affronta la malattia.
Non una semplice iniziativa, dunque, ma un nuovo momento per riportare al centro dell'attenzione il tema della sanità, della prevenzione e del diritto dei cittadini crotonesi a curarsi. Una battaglia che non nasce oggi e che negli anni ha conosciuto manifestazioni, appelli, richieste e momenti di mobilitazione. Eppure, a distanza di tanto tempo, le domande sono ancora lì.
A dare voce a questo sentimento è stata Tina De Raffaele, che ha ricordato anche la propria esperienza personale con la malattia e i controlli che continua ad affrontare. Le sue parole non sono soltanto un appello alla partecipazione, ma arrivano da una consapevolezza vissuta sulla propria pelle.
«Devono sapere che di cancro ci si ammala, purtroppo, e il numero è sempre in aumento. Non lo faccio perché mi piace mettere terrore, non è questa la politica del terrore. Lo faccio perché io l'ho vissuto e ancora oggi sono sempre sotto controllo sulla mia pelle. So cosa vuol dire e non vorrei mai che si ammalassero i miei figli, ma neanche i figli degli altri cittadini».
Poi l'invito a non abbassare la guardia e a non rinunciare a far sentire la propria voce: «L'appello è sempre lo stesso: non dormiamo, svegliamoci. Quando c'è da manifestare, quando c'è da reclamare un proprio diritto, bisogna scendere in piazza perché, se restiamo a casa a guardare la televisione, sicuramente le cose non cambieranno».
C'è anche la stanchezza di una battaglia che sembra non trovare una conclusione. «Dopo 12 anni ci troviamo ancora qui, pieni di speranza che le cose possano cambiare», ha detto De Raffaele, soffermandosi sulla delusione di tanti cittadini. «Sono demoralizzati e delusi perché effettivamente da 30 anni a questa parte non è cambiato niente». Una situazione che, secondo lei, finisce per alimentare rassegnazione e sfiducia, fino a convincere le persone che nulla possa davvero cambiare.
Ma arrendersi non può essere la risposta. E in questo senso Tina De Raffaele guarda soprattutto alle nuove generazioni: «Confido nei giovani».
Dietro ogni nome c'è una vita, una famiglia, una storia. E dietro ogni richiesta di sanità c'è il diritto di non sentirsi soli quando arriva la malattia.
Resta, però, anche un dato che non può essere ignorato: la partecipazione è stata contenuta. Un aspetto che pesa, soprattutto se si considera la lunga storia di mobilitazioni portate avanti a Crotone per chiedere il diritto alla salute.
Danilo Ruberto
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