(VIDEO) Steccato di Cutro, una lapide per Alì: ora ha il suo nome

Al cimitero di Crotone la lapide per Mohammad Sina Hoseyni, il bimbo morto nel naufragio del 26 febbraio 2023. I familiari: “Non numeri, ma esseri umani”

A cura di Redazione
24 febbraio 2026 12:41
(VIDEO) Steccato di Cutro, una lapide per Alì: ora ha il suo nome - Foto: Redazione
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Adesso non è più una sigla su un elenco ufficiale, nè un altro nome. Al cimitero di Crotone c’è una lapide marmorea con il suo nome: Mohammad Sina Hoseyni, il piccolo Alì, morto a Steccato di Cutro nella notte del 26 febbraio 2023 durante il naufragio della Summer Love. Il bambino, adottato simbolicamente dalla città di Crotone, ha finalmente il suo vero nome.

La mamma del piccoko, morta anche lei nel naufragio, è stata seppellita in Germania, dove vivono alcuni parenti. Per il bambino, invece, Crotone ha voluto compiere un gesto di memoria concreta: la lapide è stata realizzata dopo l'idea del fotografo Antonino Condarelli, con i proventi della proiezione del film di Angelo Resta, “Cutro 94 and more”, da un’idea di Vincenzo Montalcini, e alle donazioni, anche di un privato.

Alla cerimonia erano presenti i familiari delle vittime della tragedia di Steccato di Cutro, arrivati anche dalla Germania dopo oltre 2.000 chilometri di viaggio. La famiglia Marechi ha voluto condividere un pensiero che è diventato un appello pubblico alla coscienza collettiva.

“Oggi non stiamo parlando solo di numeri, stiamo parlando di esseri umani. Per molti il mare è un posto dove andare in vacanza, è acqua, è divertimento. Per le nostre famiglie invece è un cimitero senza nome. Migranti che sono fuggiti dalla guerra, dalla povertà, dall’insicurezza e dalla disperazione non per fare un’avventura o una vacanza, né per sogni lussuosi, ma semplicemente per sopravvivere. Tra loro c’erano anche i nostri cari: padri, madri, sorelle, fratelli, bambini, persone con un nome, con ricordi, con una famiglia, con aspirazioni, con sogni.

Oggi sono solo un numero nei rapporti ufficiali. La vita di un migrante vale forse meno di quella degli altri. Una morte in mare è più facile da dimenticare solo perché avviene lontano dai nostri occhi.

Chiediamo alle autorità politiche di questo Paese, invece di chiudere le frontiere, di aprire gli occhi. Invece di praticare il silenzio, di assumere la responsabilità: le politiche migratorie devono salvare vite umane, non spingere verso la morte. Ogni barca che affonda è il risultato diretto di decisioni prese dietro una scrivania.

Non è solo una tragedia, è un fallimento umano e politico. Noi come familiari chiediamo giustizia e sicurezza per i migranti che partiranno e che arriveranno in Italia. Soprattutto chiediamo che nessuna madre debba più aspettare un figlio che il mare ha inghiottito.

Non limitatevi a riportare questi morti come notizie: ascoltateli, guardateli, cambiate qualcosa, perché nessun essere umano dovrebbe rischiare la propria vita solo per poter vivere.”

Ali - Sepoltura con lapide - Redazione 24.02.2026
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