Videogiochi, software e libri digitali: abbiamo rinunciato al possesso in cambio di comodità?

Stiamo pagando un’autorizzazione  all'uso che qualcun altro può toglierci in qualsiasi momento, almeno in teoria

A cura di Redazione
30 settembre 2026 09:45
Videogiochi, software e libri digitali: abbiamo rinunciato al possesso in cambio di comodità? - Foto: Redazione
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Pubbliredazionale - Con una spesa mensile spesso paragonabile al prezzo di uno o due biglietti del cinema, servizi come Netflix, Disney+ e HBO Max offrono ampi cataloghi audiovisivi. Il compromesso però è chiaro fin dall'inizio: non paghiamo per possedere qualcosa ma per accedere a un servizio. Lo stesso schema, meno visibile ma più radicale, si è ormai esteso ben oltre lo streaming: ai videogiochi, ai programmi che usiamo per lavoro, persino ai libri che teniamo sul comodino digitale. In tutti questi casi non stiamo comprando un oggetto: stiamo pagando un’autorizzazione  all'uso che qualcun altro può toglierci in qualsiasi momento, almeno in teoria.

Comprare non significa possedere: ecco quando

Sony ha aggiornato il contratto di licenza (EULA) che gli utenti PlayStation accettano per giocare: il software è concesso in licenza e non venduto, e l'accesso può essere revocato se l'account viene chiuso, sospeso o bannato. Ma è finita qui: da gennaio 2028 l'azienda smetterà di produrre dischi fisici per i nuovi titoli PlayStation.

Nel 2024 Ubisoft ha spento i server di "The Crew", rendendolo ingiocabile anche per chi ne possedeva la copia fisica: due giocatori californiani hanno fatto causa, sostenendo di aver comprato un gioco e di essersi ritrovati con una semplice licenza revocabile.

Nel software professionale succede qualcosa di simile. Con Adobe Creative Cloud, se si smette di pagare l’abbonamento si perde l’accesso alle versioni a pagamento delle applicazioni Adobe: i file restano sul computer, ma per aprirli e modificarli può essere necessario un programma compatibile. Nel giugno 2024 la Federal Trade Commission statunitense ha fatto causa ad Adobe, accusandola di nascondere penali di recesso salate e di complicare volutamente le procedure di disdetta.

Anche i libri digitali seguono la stessa logica. In base alle condizioni del Kindle Store, gli ebook non vengono venduti, ma concessi in licenza d’uso. Dal 26 febbraio 2025 Amazon ha eliminato la funzione ‘Download & Transfer via USB’, che permetteva di scaricare dal sito un file destinato al trasferimento manuale su un dispositivo Kindle. I libri già scaricati restano leggibili offline, ma per scaricare nuovi acquisti gli utenti dipendono maggiormente dalla distribuzione tramite l’ecosistema Kindle.

Quello che resta davvero nelle nostre mani

Se il possesso di contenuti e software dipende sempre più da server, account e decisioni delle aziende, c'è almeno un ambito in cui il controllo resta più concretamente nelle nostre mani: come ci colleghiamo e cosa lasciamo in giro dei nostri dati mentre usiamo tutti questi servizi. Ogni nostro abbonamento, ogni libreria digitale di cui usufruiamo, ogni accesso da rete domestica o pubblica lasciano tracce: l’indirizzo IP, le nostre abitudini di consumo, i dispositivi che usiamo. Per arginare questa “polvere di stelle di dati”, prima ancora di iscriverci all'ennesimo servizio in streaming o a uno store digitale, può avere senso dedicare qualche minuto a scegliere un servizio VPN che cifri il traffico tra il dispositivo e il server VPN, soprattutto sulle reti pubbliche, riducendo ciò che la rete locale e il provider possono osservare.OK, non ci risolve il tema della proprietà dei contenuti, ma restituisce un margine di scelta su un aspetto che possiamo gestire.

Conclusione

Alla domanda di partenza, se cioè abbiamo scambiato il possesso con la comodità, non esiste una risposta netta: forse sì, ma la scelta, in gran parte, l'hanno già fatta le aziende al posto nostro. Proprio per questo vale la pena essere più consapevoli negli ambiti in cui possiamo ancora decidere qualcosa, a partire da come proteggiamo la nostra presenza online.

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