Violenza sessuale, no ai passi indietro sul consenso

Anche il centro UDITE AGAR di Crotone si mobilita contro le modifiche all'articolo 609 bis del Codice penale

A cura di Redazione
17 febbraio 2026 11:00
Violenza sessuale, no ai passi indietro sul consenso -
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Crotone - Non è una questione semantica. È una linea di confine tra autodeterminazione e arretramento dei diritti. Nelle piazze di tutta Italia, da Nord a Sud, è partita la mobilitazione promossa dalla rete D.i.ReDonne in Rete contro la violenza contro la proposta di modifica dell’articolo 609 bis del Codice penale in materia di violenza sessuale. Al centro dello scontro c’è una parola che non è neutra: consenso. Alla mobilitazione ha aderito con una posizione politica netta la rete CADIC, Coordinamento dei Centri Antiviolenza della Calabria, che si conferma soggetto collettivo di rappresentanza, analisi e opposizione alle scelte legislative che rischiano di compromettere i diritti delle donne.

Il CADIC non è solo una rete di servizi, ma uno spazio politico femminista che interviene nel dibattito pubblico regionale e nazionale, portando la voce dei centri antiviolenza e delle donne che li attraversano. A Cosenza il presidio si è svolto in piazza Carratelli, dove il Centro antiviolenza “Roberta Lanzino”, ha organizzato un flash mob contro le modifiche al disegno di legge attualmente in discussione al Senato. Alla manifestazione era presente anche il UDITE AGAR, CAV autorizzato al funzionamento, giunto da Crotone. UDITE AGAR rappresenta oggi l’unico centro antiviolenza autorizzato sul territorio crotonese ed è membro attivo del CADIC nel Consiglio, contribuendo in maniera diretta alla definizione delle posizioni politiche e delle azioni del coordinamento regionale. Una presenza che rende visibile anche Crotone dentro la mobilitazione calabrese e nazionale, rompendo l’isolamento territoriale e riaffermando il diritto delle donne a servizi riconosciuti, stabili e politicamente schierati.

«Siamo in piazza per dire no alle derive proposte da questo governo», afferma Chiara Gravina, avvocata del Cav “Roberta Lanzino”. «Lo stupro e la violenza sessuale non sono un’emergenza da affrontare con scorciatoie normative. Il consenso è altro dalla contrarietà e non può accadere che la donna che subisce il reato sia costretta a giustificarsi». «Dire “contrarietà” invece di consenso non è la stessa cosa», avverte Antonella Veltri, già presidente nazionale di D.i.Re. «Cambia l’impianto culturale e giuridico della norma. Trent’anni fa abbiamo conquistato il riconoscimento della violenza sessuale come reato contro la persona. Non possiamo permettere passi indietro». Il timore, condiviso dal CADIC e dai centri che ne fanno parte – tra cui il CAV UDITE AGAR – è che lo spostamento dal consenso al dissenso aumenti il carico probatorio sulle vittime, rafforzando stereotipi e pratiche di colpevolizzazione.

«Meglio nessuna modifica che una riforma così grave», «Una donna non può essere caricata dell’onere di dimostrare di essersi opposta». Durante la manifestazione è intervenuta anche Anna Laura Orrico, che ha ricordato il voto unanime alla Camera che aveva introdotto il principio del consenso libero e attuale: «È una legge di civiltà. Non possiamo tornare indietro. Ci opporremo in Senato e alla Camera». Il CADIC della Calabria, con il contributo politico dei suoi centri aderenti e dei CAV autorizzati come UDITE AGAR, continuerà la mobilitazione nelle prossime settimane. Perché senza consenso non c’è ambiguità normativa: c’è violenza. E su questo, ribadiscono dalle piazze, non sono ammessi compromessi.

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