Belvedere di Spinello, indagati sindaco, ex sindaco e dirigenti comunali
Conclusione indagini della Procura di Crotone su depuratori e fiume Neto: coinvolti amministratori e vertici tecnici e finanziari
Il sindaco in carica, l’ex sindaco e vertici tecnici e finanziari del Comune di Belvedere di Spinello risultano coinvolti nell’inchiesta sulla gestione del servizio idrico integrato e degli impianti di depurazione del territorio. Nei loro confronti la Procura della Repubblica di Crotone, guidata dal procuratore Domenico Guarascio, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis.
L’attività investigativa, condotta dai Carabinieri della Stazione di Belvedere Spinello nell’ambito dei servizi di controllo del territorio e di contrasto ai reati ambientali, ha riguardato in particolare il funzionamento degli impianti di depurazione situati nelle località Chiusa del Pozzo e Chiatrette.
Secondo quanto ricostruito allo stato degli atti, e fatta salva la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, gli impianti non sarebbero stati mantenuti in condizioni tali da impedire lo sversamento continuo e incontrollato di reflui fognari non trattati. Gli scarichi avrebbero seguito le linee di drenaggio naturale fino a raggiungere il fiume Neto, determinando fenomeni di impaludamento in alcune aree del territorio comunale e una compromissione delle matrici ambientali.
Complessivamente sono quattro le persone destinatarie dell’avviso di conclusione delle indagini. A vario titolo vengono contestati i reati di rifiuto e omissione di atti d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, inquinamento ambientale e abbandono incontrollato di rifiuti speciali pericolosi.
Secondo l’impostazione accusatoria, agli indagati vengono contestate condotte omissive per non aver adottato gli interventi ritenuti necessari, anche per ragioni di igiene e sanità, per garantire il corretto funzionamento degli impianti di depurazione e impedire la dispersione dei reflui non trattati. In particolare, pur in presenza di una situazione ritenuta nota da tempo, non sarebbero stati adottati atti concreti e tempestivi per fronteggiare la paralisi depurativa e tutelare salute pubblica e ambiente.
La Procura della Repubblica di Crotone contesta inoltre che, nonostante la formale approvazione delle tariffe del servizio idrico integrato, sarebbe stata omessa l’emissione dei ruoli e la riscossione dei corrispettivi dovuti dagli utenti. Secondo l’ipotesi investigativa ciò avrebbe determinato la mancanza di risorse necessarie per la gestione e la manutenzione del servizio, creando una correlazione tra mancata fatturazione, degrado infrastrutturale e mancato trattamento dei reflui.
Ulteriori contestazioni riguardano la gestione delle richieste di finanziamento rivolte alla Regione Calabria per il superamento delle criticità depurative. Secondo la ricostruzione accusatoria, tali istanze non sarebbero state supportate da documentazione tecnica adeguata, quadri economici giustificati e una base progettuale idonea, in un contesto caratterizzato dalla carenza di elaborati tecnici indispensabili per la rifunzionalizzazione degli impianti.
Secondo gli atti d’indagine, inoltre, a fronte di un concreto pericolo per la salubrità dei luoghi e per la salute dei residenti, non sarebbero stati adottati neppure i provvedimenti contingibili e urgenti previsti dagli articoli 50 e 54 del Testo unico degli enti locali.
Tra le contestazioni figura anche l’ipotesi di falsità ideologica in atti pubblici. Nei bilanci relativi agli anni 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025 sarebbero state infatti iscritte previsioni di entrata del servizio idrico non fondate su titoli giuridici effettivi e verificabili, poiché riferite a somme che non sarebbero mai state richieste agli utenti tramite emissione dei ruoli né riscosse.
Particolarmente rilevante è infine la contestazione del delitto di inquinamento ambientale, formulata in relazione alla presunta compromissione e al deterioramento significativi delle acque del fiume Neto e di porzioni di suolo e sottosuolo. Secondo l’ipotesi accusatoria gli sversamenti avrebbero interessato anche un’area di pregio naturalistico inserita nella Rete Natura 2000, la Zona di Protezione Speciale Foce del Neto, con immissioni di carichi organici e batteriologici, tra cui Escherichia coli, e conseguenti effetti sull’equilibrio ecologico, sugli habitat e sulla biodiversità.
Infine, a carico di uno degli indagati è stata contestata anche la violazione relativa all’abbandono incontrollato di rifiuti speciali pericolosi per la presenza, nei pressi dell’impianto di depurazione in località Chiatrette, di circa due metri cubi di rifiuti costituiti da ingombranti, RAEE e imballaggi.
L’indagine si inserisce nel più ampio quadro delle attività di controllo ambientale coordinate dalla Procura della Repubblica di Crotone e testimonia l’attenzione dell’Arma dei Carabinieri nella tutela dell’ambiente, della salute pubblica e della legalità amministrativa.
13.3°