Celebrati i funerali di Benedetto XVI in una piazza San Pietro strapiena

Celebrati i funerali di Benedetto XVI in una piazza San Pietro strapiena

Si sono conclusi i funerali di Benedetto XVI a piazza San Pietro. Le esequie sono state presiedute da Papa Francesco e si sono svolte in una piazza gremita: circa 50mila i fedeli presenti, a cui vanno aggiunti 3.700 sacerdoti, 130 cardinali, capi di Stato e di Governo a partire da Mattarella e Meloni e più di 1.100 giornalisti accreditati da tutto il mondo. “Benedetto, fedele amico dello Sposo, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce!“, ha detto Papa Francesco nella conclusione della sua omelia.

L’ULTIMO SALUTO DI PAPA FRANCESCO A RATZINGER

Una volta terminata la liturgia dei funerali di Benedetto XVI, il feretro del Papa emerito è stato riportato a spalla all’interno della Basilica di San Pietro, mentre le campane suonavano a morto e i fedeli applaudivano. Le spoglie di Joseph Ratzinger saranno ora tumulate nella cripta e riposeranno all’interno della tomba che ospitò anche il corpo di Giovanni Paolo II.

Prima del suo rientro in chiesa, Papa Francesco ha voluto personalmente dare un ultimo saluto a Ratzinger: il Pontefice si è alzato dalla sedia da cui ha celebrato la messa funebre e ha omaggiato il feretro con una mano appoggiata sulla bara, il capo chino e un segno della croce. Quindi ha lasciato il sagrato sulla sedia a rotelle.

Appena Papa Francesco è rientrato in Basilica, alle 10.54, preceduto dal corteo che accompagnava il feretro del Papa emerito, a conclusione delle esequie solenni, la folla di laici e religiosi ha iniziato a lasciare piazza san Pietro sotto la direzione dei gendarmi vaticani e delle Guardie svizzere.

I FEDELI CHIEDONO: “BENEDETTO XVI SANTO SUBITO”

“Santo subito, Santo subito“. Questo il coro, seguito da un applauso, partito da molti fedeli presenti in piazza San Pietro per i funerali del Papa emerito.
Dopo diversi minuti dedicati alle preghiere, Papa Francesco è entrato in piazza San Pietro, uscendo dal portone principale della Basilica, al termine di un corteo di cardinali. Il feretro di Benedetto XVI è stato posizionato al centro del sagrato. Alla sua destra la postazione dei cardinali e dei vescovi. Alla sua sinistra il parterre degli ospiti e delle delegazioni istituzionali e internazionali.

Da oltre un’ora e mezza prima dell’inizio dei funerali del Papa emerito Benedetto XVI, scomparso il 31 dicembre scorso, e celebrati dal pontefice in carica, Papa Francesco, piazza San Pietro a Roma è gremita di fedeli mentre la nebbia che avvolge la Basilica e nasconde la Cupola si dirada a fatica. La coda è iniziata ben prima dell’alba e alle esequie è stata stimata la presenza di 50mila fedeli. Nei tre giorni in cui la salma è stata esposta all’interno della Basilica, sono state 200mila le persone che hanno reso omaggio a Joseph Ratzinger, morto all’età di 95 anni.

L’OMELIA DI PAPA FRANCESCO: “BENEDETTO, LA TUA GIOIA SIA PERFETTA”
“Benedetto, fedele amico dello Sposo, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce!”. Si è conclusa così l’omelia esequiale per il sommo Pontefice emerito Benedetto XVI. A pronunciarla Papa Francesco, seduto su una sedia al centro del sagrato in piazza San Pietro. “‘Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito’. Sono le ultime parole che il Signore pronunciò sulla croce – ha esordito Francesco – il suo ultimo sospiro, potremmo dire, capace di confermare ciò che caratterizzò tutta la sua vita: un continuo consegnarsi nelle mani del Padre suo. Mani di perdono e di compassione, di guarigione e di misericordia, mani di unzione e benedizione, che lo spinsero a consegnarsi anche nelle mani dei suoi fratelli”.

Il Signore aperto alle storie che incontrava lungo il cammino, si lasciò cesellare dalla volontà di Dio – ha detto ancora il Pontefice -, prendendo sulle spalle tutte le conseguenze e le difficoltà del Vangelo fino a vedere le sue mani piagate per amore: ‘Guarda le mie mani’, disse a Tommaso e lo dice ad ognuno di noi. Mani piagate che vanno incontro e non cessano di offrirsi, affinché conosciamo l’amore che Dio ha per noi e crediamo in esso. ‘Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito’ è l’invito e il programma di vita che sussurra e vuole modellare come un vasaio il cuore del pastore, fino a che palpitino in esso i medesimi sentimenti di Cristo Gesù. Dedizione grata di servizio al Signore e al suo Popolo che nasce dall’aver accolto un dono totalmente gratuito: ‘Tu mi appartieni… tu appartieni a loro’, balbetta il Signore; ‘tu stai sotto la protezione delle mie mani, sotto la protezione del mio cuore. Rimani nel cavo delle mie mani e dammi le tue’”.

Nella sua omelia Papa Francesco ha poi aggiunto: “È la condiscendenza di Dio e la sua vicinanza capace di porsi nelle mani fragili dei suoi discepoli per nutrire il suo popolo e dire con Lui: prendete e mangiate, prendete e bevete, questo è il mio corpo che si offre per voi. Dedizione orante, che si plasma e si affina silenziosamente tra i crocevia e le contraddizioni che il pastore deve affrontare e l’invito fiducioso a pascere il gregge. Come il Maestro, porta sulle spalle la stanchezza dell’intercessione e il logoramento dell’unzione per il suo popolo, specialmente là dove la bontà deve lottare e i fratelli vedono minacciata la loro dignità. In questo incontro di intercessione il Signore va generando la mitezza capace di capire, accogliere, sperare e scommettere al di là delle incomprensioni che ciò può suscitare. Fecondità invisibile e inafferrabile, che nasce dal sapere in quali mani si è posta la fiducia”.

“Fiducia orante e adoratrice, capace di interpretare le azioni del pastore e adattare il suo cuore e le sue decisioni ai tempi di Dio – ha proseguito Bergoglio – Pascere vuol dire amare, e amare vuol dire anche essere pronti a soffrire. Amare significa: dare alle pecore il vero bene, il nutrimento della verità di Dio, della parola di Dio, il nutrimento della sua presenza. Dedizione sostenuta dalla consolazione dello Spirito, che sempre lo precede nella missione: nella ricerca appassionata di comunicare la bellezza e la gioia del Vangelo, nella testimonianza feconda di coloro che, come Maria, rimangono in molti modi ai piedi della croce, in quella pace dolorosa ma robusta che non aggredisce né assoggetta; e nella speranza ostinata ma paziente che il Signore compirà la sua promessa, come aveva promesso ai nostri padri e alla sua discendenza per sempre” .

“Anche noi – ha aggiunto Papa Francesco – saldamente legati alle ultime parole del Signore e alla testimonianza che marcò la sua vita, vogliamo, come comunità ecclesiale, seguire le sue orme e affidare il nostro fratello alle mani del Padre: che queste mani di misericordia trovino la sua lampada accesa con l’olio del Vangelo, che egli ha sparso e testimoniato durante la sua vita. San Gregorio Magno, al termine della Regola pastorale, invitava ed esortava un amico a offrirgli questa compagnia spirituale: ‘In mezzo alle tempeste della mia vita, mi conforta la fiducia che tu mi terrai a galla sulla tavola delle tue preghiere, e che, se il peso delle mie colpe mi abbatte e mi umilia, tu mi presterai l’aiuto dei tuoi meriti per sollevarmi’. È la consapevolezza del Pastore che non può portare da solo quello che, in realtà, mai potrebbe sostenere da solo e, perciò, sa abbandonarsi alla preghiera e alla cura del popolo che gli è stato affidato”.

“È il Popolo fedele di Dio che, riunito, accompagna e affida la vita di chi è stato suo pastore – ha concluso il Pontefice nell’omelia – Come le donne del Vangelo al sepolcro, siamo qui con il profumo della gratitudine e l’unguento della speranza per dimostrargli, ancora una volta, l’amore che non si perde; vogliamo farlo con la stessa unzione, sapienza, delicatezza e dedizione che egli ha saputo elargire nel corso degli anni. Vogliamo dire insieme: ‘Padre, nelle tue mani consegniamo il suo spirito’“.

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PADRE GEORG BACIA LA BARA
La salma di Benedetto XVI è stata traslata alle 8.50 in punto dall’interno della Basilica di San Pietro al sagrato. Ad accogliere le spoglie del Papa emerito più di uno scroscio di applausi di una folla composta e silenziosa di decine di migliaia di persone. Ad accompagnare il feretro, il segretario particolare del Papa emerito, l’arcivescovo Georg Gaenswein. Padre Georg ha posato il Vangelo aperto sulla bara, si è inginocchiato e l’ha baciata.

Su richiesta espressa di Ratzinger, il corpo è stato adagiato in una triplice bara – una delle quali in legno di cipresso – in cui saranno collocate la medaglia e le monete coniate durante il Pontificato, il pallio o i palli del vescovo e il rogito, ossia un testo in cui è descritto brevemente il Pontificato. In particolare il rogito viene inserito in un tubo di metallo, come è stato chiarito dalla Sala Stampa della Santa Sede. Subito dopo è iniziata la recita del Santo Rosario.

AI FUNERALI MATTARELLA, MELONI E CAPI DI STATO E DI GOVERNO
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la premier Giorgia Meloni con diversi ministri del Governo tra cui Gennaro Sangiuliano, Francesco Lollobrigida, Giancarlo Giorgetti, Guido Crosetto, Carlo Nordio. E poi la delegazione tedesca, con il presidente Frank-Walter Steinmeier e il cancelliere Olaf Scholtz, e quella della Polonia con il presidente Andrzej Duda e il premier Mateusz Morawiecki. Davanti a loro, al di là del feretro, 130 cardinali e 3.700 sacerdoti. Questi alcuni dei rappresentanti istituzionali riuniti in piazza San Pietro per i funerali del Papa emerito, Benedetto XVI.

Dire.it