Giorgio Di Lorenzo, il saluto del barman acheo: “Questo locale è stata vita”
Dopo 36 anni dietro il bancone il barman acheo ringrazia famiglia, clienti e amici: “Lascio un pezzo di cuore”
Per tanti sul lungomare di Crotone è stato semplicemente “Giorgio del bar”. Per altri un punto di riferimento quotidiano, un amico, una presenza fissa tra un caffè all’alba e un cocktail servito a notte fonda. Ma per chi ha condiviso con lui anni di football americano e di vita vissuta, Giorgio Di Lorenzo è stato soprattutto un acheo. Uno di quelli veri. Di quelli che trasformano uno spogliatoio in famiglia e un locale in casa.
Dopo 36 anni dietro quel bancone, Giorgio ha deciso di salutare il suo storico locale, affidandolo a una nuova gestione. Un addio che però assomiglia più a un passaggio di testimone che a una chiusura definitiva.
“Ben 36 anni fa i miei genitori hanno voluto che mi sistemassi, che trovassi una strada, una stabilità”, racconta Giorgio. “Allora forse non immaginavo fino in fondo cosa significasse davvero quel percorso, né dove mi avrebbe portato. Oggi, guardandomi indietro, posso dire che quella scelta è diventata una vita intera”.
Una vita fatta di sacrifici, turni infiniti e lavoro senza sosta sul lungomare cittadino. “Questo locale non è stato soltanto un bar. Non è stato solo caffè al mattino e cornetti all’alba. Questo posto ha avuto due anime: quella del giorno, fatta di abitudini, saluti veloci e chiacchiere davanti a un espresso… e quella della sera, fatta di luci soffuse, bicchieri che brindano, cocktail preparati con passione, musica, risate e momenti condivisi”.
C’è spazio per tutto: clienti, commercianti, collaboratori, fornitori, amici e famiglia. Ma soprattutto per quei momenti che hanno trasformato il locale in qualcosa di molto più grande di un semplice punto ristoro. “Qui dentro ci sono stati anche i pianti e le risate dopo le partite di football americano con gli Achei, una squadra che per me ha significato tanto anche fuori dal campo, vivendo ogni emozione non solo da tifoso ma anche da coach”.
Giorgio ricorda le notti trascorse a commentare partite, le vittorie celebrate come imprese personali e le sconfitte condivise come una famiglia. “Momenti veri, intensi, che hanno trasformato questo locale in qualcosa che andava molto oltre un semplice posto dove bere o mangiare”.
Poi il grazie alla sua città e a chi gli è stato accanto ogni giorno. “A voi clienti voglio dire una cosa semplice ma sincera: grazie. Non siete mai stati numeri o semplici consumazioni. Siete stati il motivo per cui ogni sacrificio aveva senso”.
Un pensiero speciale anche ai commercianti del lungomare, alla famiglia della pizzeria Mamma Mia, ai vicini Nicola, Andrea e Mimmo del tabacchino, ai fornitori e ai collaboratori che negli anni hanno accompagnato il percorso del Bar Giorgio.
Il ringraziamento più intenso, però, è dedicato alla sua famiglia: alla moglie Patrizia Bonofiglio e ai figli Giorgia, Carlotta e Giuseppe. “I miei figli invece di restare a casa con una baby-sitter preferivano addormentarsi sulle casse di birra, vivere il locale, crescere tra il rumore delle tazzine, delle risate e degli shaker. Questo posto non è stato solo il lavoro di mamma e papà: è stato una parte della vostra infanzia, della vostra vita, della nostra famiglia”.
E il Bar Giorgio continuerà a vivere. “Ci sarà un degno sostituto a portare avanti tutto questo: Christian Migliarese, un ragazzo solare e autentico. Sono sicuro che saprà prendersi cura di questo posto con passione e amore”.
Infine l’ultimo brindisi, quello più difficile. “Lasciare questo locale oggi mi emoziona profondamente. Perché qui dentro non lascio solo un’attività. Lascio anni di vita. Lascio ricordi, abitudini, volti che ormai considero famiglia. Ma soprattutto lascio un pezzo di cuore”.
E in fondo, nelle parole di Giorgio, c’è tutta l’anima di chi per 36 anni ha vissuto dietro un bancone senza limitarsi mai a servire un caffè o un drink. Ha servito sorrisi, ascolto, amicizia e umanità. Proprio come fanno gli ach
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