(VIDEO) Maxi operazione a Crotone: dieci misure cautelari per truffe e riciclaggio

Indagini della Procura di Crotone: contestati associazione per delinquere, truffa aggravata e sostituzione di persona

A cura di Redazione
12 maggio 2026 12:15
(VIDEO) Maxi operazione a Crotone: dieci misure cautelari per truffe e riciclaggio - Foto: Redazione
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Maxi operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone contro una presunta organizzazione criminale specializzata in truffe informatiche, riciclaggio e autoriciclaggio. Sono dieci le misure cautelari eseguite nella giornata del 12 maggio – cinque in carcere e cinque obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria – nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone che conta complessivamente 31 indagati.

Il sostituto procuratore Matteo Staccini aveva richiesto misure cautelari per undici soggetti, già sottoposti a interrogatorio preventivo davanti al gip. L’inchiesta aveva già portato, tra il 19 marzo e il primo aprile, a due distinti sequestri preventivi. Nel mirino degli investigatori conti correnti, denaro, quote societarie, immobili, auto di lusso e orologi Rolex ritenuti riconducibili ai proventi delle attività illecite.

Tra gli aspetti più rilevanti emersi dalle indagini figura il forte contrasto tra il tenore di vita degli indagati e le loro condizioni economiche ufficiali. Diversi soggetti risultavano infatti formalmente nullatenenti o addirittura percettori del reddito di inclusione, pur movimentando ingenti somme di denaro. Secondo gli investigatori, l’organizzazione poteva contare anche sul supporto di programmatori informatici esteri e broker specializzati in criptovalute, utilizzati per occultare e ripulire i profitti delle truffe.

Nel corso della conferenza stampa il comandante provinciale dei carabinieri di Crotone, Raffaele Giovinazzo, ha evidenziato come “la provincia di Crotone si confermi particolarmente attiva in questo fenomeno criminale”. Il colonnello ha spiegato che l’operazione “Scam City” ha consentito di disarticolare una struttura ben organizzata, già collegata ad altre attività investigative sviluppate negli anni sul territorio nazionale.

Secondo quanto ricostruito dai militari, il sistema ruotava attorno alla pubblicazione di annunci falsi su marketplace e piattaforme online. Gli indagati avrebbero clonato siti internet e pagine di aziende realmente esistenti, riproducendo fedelmente grafiche e contenuti originali per convincere le vittime dell’autenticità delle offerte. I prodotti venivano proposti a prezzi convenienti ma credibili, evitando cifre troppo basse che avrebbero potuto insospettire gli acquirenti.

“Riteniamo che si tratti di una delle operazioni più importanti svolte a livello nazionale nel contrasto alle truffe informatiche – ha dichiarato Giovinazzo – non solo per le 125 truffe accertate, ma perché siamo riusciti a individuare anche i canali attraverso i quali i proventi venivano reimpiegati”. Il comandante ha sottolineato il ruolo di operatori informatici professionisti e hacker, anche stranieri, che avrebbero contribuito alla gestione delle piattaforme e al trasferimento del denaro attraverso criptovalute e circuiti riconducibili al dark web.

Gli investigatori parlano di un’organizzazione strutturata almeno su tre livelli: un primo gruppo si occupava della pubblicazione degli annunci e del reperimento delle vittime; un secondo contattava telefonicamente gli acquirenti, spesso persone fragili, anziani o associazioni no profit; una terza componente, definita dagli inquirenti “più professionale”, curava invece il riciclaggio del denaro mediante acquisto di beni di lusso, opere d’arte, Rolex, autovetture e movimentazioni in criptovalute.

Le truffe avrebbero riguardato soprattutto la vendita di mezzi agricoli, componentistica meccanica, mini escavatori, pellet, piscine e minicar elettriche anche destinate a persone con disabilità. “In molti casi – ha spiegato il comandante provinciale – le vittime investivano risparmi destinati a beni essenziali per la propria vita”.

Le indagini, durate circa due anni, sono state sviluppate attraverso cyber patrolling, intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi di chat, monitoraggi GPS e approfonditi accertamenti bancari. Gli investigatori hanno ricostruito una complessa triangolazione di denaro attraverso centinaia di conti correnti, alcuni anche all’estero, oltre all’utilizzo di schede telefoniche intestate a soggetti ignari e false intestazioni societarie riferite ad aziende reali, coinvolte loro malgrado nelle frodi.

Nel corso della conferenza stampa erano presenti anche il tenente Riccardo Nota Cerasi, comandante in sede vacante della Compagnia di Crotone, e il luogotenente Carmine Cefalo, comandante della Stazione Carabinieri di Crotone Principale.

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