Censimento delle colonie feline a Crotone, Trocino: «Utile solo se seguito da interventi concreti»
Il consigliere comunale chiede sostegno ai volontari e un piano con Asp: «Il censimento da solo non basta, servono sterilizzazioni e assistenza»
L'avvio del censimento delle colonie feline annunciato dal Comune di Crotone apre il dibattito sulle politiche di tutela degli animali presenti sul territorio. Per il consigliere comunale Giuseppe Trocino, l'iniziativa rappresenta un passo positivo, ma soltanto se inserita in un progetto più ampio che coinvolga l'Amministrazione comunale e il Servizio veterinario dell'Asp.
«Il censimento delle colonie feline può essere uno strumento utile, ma solo se rappresenta il punto di partenza di un percorso concreto. Se rimane un semplice elenco di colonie presenti sul territorio, rischia di non servire a nulla. Se invece sarà finalizzato a una serie di attività che dovranno essere messe in campo dall'Amministrazione comunale insieme al Servizio veterinario dell'Asp, allora potrà rivelarsi davvero efficace», afferma Trocino.
Secondo il consigliere comunale, la priorità deve essere quella di valorizzare il lavoro svolto quotidianamente da chi si occupa degli animali sul territorio.
«In città ci sono tante colonie feline e bisogna partire dall'ascolto e dal sostegno dei volontari e delle associazioni che, ogni giorno, si fanno carico dell'alimentazione dei gatti e delle spese veterinarie necessarie per soccorrerli. Sono loro a conoscere realmente la situazione sul territorio».
Un altro tema affrontato è quello dell'eventuale realizzazione di un gattile, spesso indicato come soluzione al fenomeno del randagismo felino. Per Trocino, però, la normativa vigente indica una strada diversa.
«Il gattile non è la soluzione. Le colonie feline sono tutelate dalla legge e devono rimanere nei luoghi in cui vivono. I gatti devono essere censiti, sterilizzati, monitorati dal punto di vista sanitario e assistiti. Un gattile, eventualmente affiancato da un ambulatorio veterinario, può essere utile per effettuare interventi chirurgici e garantire le cure necessarie agli animali».
Il consigliere precisa che una struttura del genere dovrebbe essere destinata esclusivamente ai casi in cui i gatti non possano più essere reimmessi sul territorio.
«Può ospitare soltanto gli animali che, per le loro condizioni di salute, non possono tornare a vivere in libertà. Penso, ad esempio, a un gatto che, dopo un investimento, abbia subito l'amputazione di una zampa. Diversamente, i gatti non sono come i cani: le colonie feline devono essere tutelate nei luoghi in cui si trovano».
Infine, Trocino traccia quella che, a suo giudizio, dovrebbe essere la situazione ideale per la città.
«In una città ben organizzata non dovremmo avere cani vaganti, se non quelli riconosciuti come cani di quartiere. Gli abbandoni dovrebbero essere contrastati attraverso controlli costanti e una corretta identificazione dei proprietari con il microchip. Per quanto riguarda i gatti, invece, il sostegno continuo ai volontari e alle associazioni animaliste è la strada giusta per mantenere il fenomeno sotto controllo. È da qui che bisogna partire».
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