Corigliano-Rossano, “Profumo di libertà”: il panino identitario dell’IIS Majorana nasce in carcere
A Rossano un progetto tra scuola e istituto penitenziario trasforma la cucina in strumento di formazione, incontro e riscatto sociale attraverso un’esperienza educativa condivisa
Corigliano-Rossano – Il cibo può diventare memoria, relazione, responsabilità. Può aprire una finestra simbolica tra dentro e fuori, tra scuola e carcere, tra formazione e possibilità di riscatto. È questo il senso di Profumo di libertà, edizione speciale della campagna Panino Identitario dell’IIS Majorana: non un progetto ispirato ai Marcatori Identitari Distintivi, come le precedenti esperienze Sybaris – E mi scialo! e Lilio - E tu cuntu!, ma un nuovo compito di realtà con una chiara finalità sociale.
LA SCUOLA PORTA DIDATTICA APPLICATA DENTRO PERCORSO DI RESPONSABILITÀ
L’iniziativa, che si inserisce nel percorso educativo dell’Istituto d’Istruzione Superiore (IIS) guidato dal Dirigente scolastico Saverio Madera e che ha coinvolto le classi prime e seconde dell’Alberghiero, si è conclusa nei giorni scorsi all’interno dell’Istituto Penitenziario di contrada Ciminata alla presenza, oltre che del Dirigente, dei docenti Gianfranco Turano, Pietro Bloise, Annalucia Berardi, Francesca Paletta, Vincenzo Martini, Letizia Guagliardi, Isabella Paladino e don Mimmo Laurenzano, del cappellano della Casa di Reclusione don Clemente Caruso, degli assistenti sociali e del Comandante della Polizia Penitenziaria della Casa di Reclusione di Rossano, Domenico Montauro.
PROFUMO DI LIBERTÀ, IL PANINO CHE NASCE DA UN INCONTRO
Gli studenti reclusi hanno preparato l’impasto direttamente nei laboratori di panificazione interni alla struttura carceraria, lo hanno lavorato, cotto, condito e poi degustato insieme ai presenti. Il pane è stato realizzato con farina di tipo 1 di grano duro, acqua, sale e lievito. Il condimento ha unito prodotti fortemente riconoscibili della tradizione calabrese: salsiccia calabrese, caciocavallo podolico, cipolla rossa caramellata, olio extravergine di oliva e crema di pomodori secchi, questi ultimi provenienti dalla produzione dell’azienda agricola scolastica di località Momena.
QUANDO UN INGREDIENTE DIVENTA RACCONTO
Se nelle esperienze Sybaris – E mi scialo! e Lilio - E tu cuntu! il cibo era stato usato per raccontare storia, territorio e marcatori identitari, con Profumo di libertà il Majorana sposta il baricentro sul valore umano e sociale dell’esperienza. Qui il panino non celebra un luogo o un personaggio del Pantheon dei MID della Calabria Straordinaria, ma diventa strumento di ascolto, incontro e restituzione. Una didattica che non si limita alla tecnica, ma educa alla relazione, al rispetto e alla comprensione dei contesti più fragili.
LA LETTERA DEI DETENUTI: PROFUMI, RICORDI E SPERANZA
A rendere ancora più intenso il momento è stata la lettura di una lettera da parte degli studenti-detenuti. Un testo costruito attorno all’immagine di una finestra da aprire: il desiderio di far entrare profumi, ricordi, odori di casa, pane, sugo, polpette, cibi della tradizione familiare e sensazioni legate alla giovinezza e agli affetti. Una memoria semplice ma allo stesso tempo carica di insegnamento, nella quale la parola libertà viene evocata con nostalgia, dolore e speranza.
UN COMPITO DI REALTÀ DAL FORTE VALORE SOCIALE
L’esperienza conferma il metodo del Majorana: trasformare i laboratori in luoghi di apprendimento reale e i prodotti in occasioni di crescita. In questo caso, la cucina diventa anche educazione civica, incontro con l’altro e consapevolezza del ruolo che la scuola può svolgere nel costruire ponti. Insomma, un vero e proprio compito di realtà: vero, crudo ed estremamente educativo. -
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