Crotone - Konecta, «A breve ci saranno circa 700 persone che non avranno uno stipendio»
Una lavoratrice scrive ad Occhiuto: «Abbiamo bisogno di aiuto e di essere ascoltati»
Crotone - «Non sappiamo più con chi parlare per avere risposte». È questo il senso dell’appello rivolto al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto da una delle circa 700 dipendenti di Konecta che rischiano nuovamente di trovarsi senza lavoro alla fine del 2026. Una situazione che, per la lavoratrice, riporta alla memoria quanto già accaduto nel dicembre 2024, quando i dipendenti si erano trovati a fronteggiare una fase di forte incertezza occupazionale dopo anni di cassa integrazione. «Grazie al Suo interesse e alla Sua attenzione – scrive rivolgendosi a Occhiuto – in poco tempo si sono aperte le porte a nuove attività lavorative», con l'avvio del progetto legato alla dematerializzazione delle cartelle cliniche.
Per i lavoratori, racconta la dipendente, quella nuova opportunità aveva rappresentato una vera ripartenza. «Abbiamo ricominciato a fare progetti, a fare promesse ai nostri figli, a pagare rate in sospeso e restituire soldi a chi in questo periodo ci aveva sostenuto materialmente». Un ritorno alla normalità dopo «un lungo periodo di apnea emotiva».
Dal nuovo progetto alla cassa integrazione: “Di nuovo si è fermato il respiro”
I lavoratori, spiega, si sarebbero impegnati in una mansione completamente diversa da quella precedente, passando dalle cuffie agli scanner e imparando una nuova attività nella convinzione che il progetto potesse rappresentare un'opportunità non soltanto per loro, ma anche per altri lavoratori calabresi. «Dovevamo essere i primi a realizzare questo progetto, che sarebbe stato l'inizio di un lungo lavoro, così come ci avevano garantito», si legge nella lettera. Ma, prosegue il racconto, dopo meno di un anno sarebbero emerse le prime difficoltà, con il ricorso da parte dell'azienda a ore, permessi e ferie e il ritorno dello spettro della cassa integrazione.
La situazione, secondo la lavoratrice, sembrava poi aver trovato nuovamente una prospettiva positiva anche grazie all'interessamento del presidente della Regione. Ma nell'aprile 2026, a meno di un anno e mezzo dalla firma del contratto, ai lavoratori sarebbe stato comunicato l'avvio della cassa integrazione fino al 31 dicembre 2026. «Di nuovo si è fermato il respiro», scrive la lavoratrice, descrivendo l'ansia legata all'incertezza economica: «Cosa dire adesso ai nostri figli? Come pagheremo il mutuo? Come provvederemo alla nostra famiglia?».
A pesare, nella lettera, non è soltanto la preoccupazione economica, ma anche la mancanza di risposte sul futuro occupazionale. «Siamo ad ottobre 2026, sono passati 5 mesi, sta per finire l’anno e non abbiamo avuto alcuna risposta. Ancora non sappiamo se a gennaio saremo dipendenti dell’azienda Konecta».
L’appello al presidente: “Abbiamo bisogno di aiuto e di essere ascoltati”
La cittadina precisa di non voler entrare nel merito della politica né delle risorse economiche investite nella vicenda. Il suo appello è rivolto direttamente al ruolo istituzionale del presidente della Regione. «A breve ci saranno circa 700 persone che non avranno uno stipendio e sono cittadini calabresi che Lei in qualità di Presidente della Regione rappresenta», scrive. Da qui la richiesta a Occhiuto di «prendere in mano la situazione» e di garantire quello che nella lettera viene definito il “DIRITTO AL LAVORO”.
La lavoratrice richiama anche l'impegno del presidente nella promozione della Calabria e nel settore turistico, sottolineando il timore che l'assenza di opportunità occupazionali possa spingere i lavoratori a lasciare la regione per cercare lavoro altrove. «Non permetta che questa situazione ci faccia a noi calabresi lasciare il nostro bel paese, per trovare lavoro altrove. Sarebbe una sconfitta per tutti!», si legge.
La lettera si conclude con una richiesta di empatia, solidarietà e soprattutto risposte concrete sul futuro dei lavoratori. «Spero che questa mia lettera possa servire e far suscitare in Lei e non solo, un sentimento di empatia e solidarietà e che si definisca con atti concreti il destino di tutti noi». E l'ultimo messaggio è diretto: «ABBIAMO BISOGNO DI AIUTO E DI ESSERE ASCOLTATI».
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