Crotone, la statua di San Francesco di Paola sopravvissuta a guerra e fuoco raccontata da Torchia

La storia della statua di San Francesco tra incendio, bombardamenti e devozione: il racconto di Gennaro Torchia riporta alla luce la memoria cittadina

A cura di Redazione
27 marzo 2026 20:27
Crotone, la statua di San Francesco di Paola  sopravvissuta a guerra e fuoco raccontata da Torchia -
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A Crotone c’è una statua che ha attraversato il fuoco, la guerra e perfino il rischio di essere eliminata. Non è custodita in una chiesa né in un museo, ma su un pianerottolo, in cima a una scala, dove continua a essere silenziosa testimone della memoria cittadina. A raccontarne la storia è Gennaro Torchia, che riporta alla luce una vicenda poco conosciuta ma profondamente radicata nella tradizione locale.

Si tratta di una statua di San Francesco da Paola, realizzata in cartapesta e segnata da una particolarità: una mano, più volte ricostruita, modellata in cera. Un dettaglio che racchiude un percorso fatto di eventi drammatici e simbolici.

La storia affonda le radici negli anni Trenta, quando un carrettiere crotonese, Raffaele, decise di costruire una cappella votiva nel suo terreno in località Spina Santa, affidandovi la statua del Santo come protezione per il lavoro e la famiglia. Quel luogo divenne presto punto di riferimento per la devozione popolare, frequentato da tanti fedeli.

Ma un incendio improvviso distrusse il raccolto e minacciò di cancellare anche la cappella. Fu lo stesso Raffaele, rischiando la vita, a salvare la statua dalle fiamme, portandola sulle spalle fino alla sua abitazione in via Reggio. Da quel momento, l’effigie non tornò più nel luogo originario: per mantenere viva la devozione pubblica, fu collocata in una teca sul pianerottolo del palazzo, accessibile a tutti.

Negli anni Quaranta, durante la Seconda Guerra Mondiale, la statua fu nuovamente messa alla prova. Il bombardamento del 13 febbraio 1943 colpì duramente la città di Crotone, facendo tremare anche il palazzo che ospitava l’effigie. La teca si staccò dalla parete e cadde a terra: la statua rimase integra, ma la mano sinistra andò distrutta. A ricostruirla fu il figlio di Raffaele, modellandola in cera, quasi a restituire al Santo la sua completezza.

Le vicende non si fermarono neanche negli anni successivi. Dopo la morte della famiglia originaria e il passaggio di proprietà dell’edificio, qualcuno propose di rimuovere la statua per liberare spazio. Un’idea che trovò subito opposizione e che, secondo il racconto tramandato, non fu più riproposta dopo un episodio ritenuto da molti un segno: il proponente si svegliò il giorno dopo coperto di lividi, interpretati come una punizione.

Più recentemente, nel 2025, durante i lavori di ristrutturazione del palazzo, la statua è stata temporaneamente spostata. Al termine degli interventi, però, la mano di cera risultava nuovamente scomparsa, probabilmente andata distrutta tra le macerie. Un’assenza che ha riacceso racconti e suggestioni, quasi a voler attribuire anche a questo episodio un significato simbolico.

Oggi la statua di San Francesco da Paola, pur mutila, è ancora lì. Sopravvissuta a incendi, bombardamenti e incuria, continua a rappresentare un frammento di storia cittadina, sospeso tra fede, memoria e racconto popolare.

Il contributo di Gennaro Torchia non è solo la ricostruzione di una vicenda, ma un invito a non dimenticare quelle storie minori che, pur lontane dai grandi eventi, custodiscono l’identità più autentica di una comunità.

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