Crotone, quattro anni senza Gabriele Mambor: il vescovo, «La memoria diventi responsabilità»
Nella chiesa di Santa Rita la messa nel quarto anniversario della tragedia. Il vescovo invita a trasformare il ricordo in gesti concreti e attenzione verso gli altri
Crotone - Quattro anni dopo la tragedia che costò la vita a Gabriele Mambor, già comandante provinciale dei Carabinieri di Crotone, la comunità si è raccolta oggi nella chiesa di Santa Rita (QUI il nostro servizio video) per una celebrazione eucaristica in sua memoria. La messa, presieduta da monsignor Alberto Torriani, arcivescovo di Crotone-Santa Severina, è stata un momento di preghiera e riflessione, nel segno del ricordo di un uomo che ha lasciato un segno nella vita di quanti lo hanno conosciuto.
Al centro dell'omelia del presule, il significato della memoria cristiana, che non può ridursi a una semplice commemorazione. «Ricordare non significa soltanto parlare di una persona o celebrarne la memoria»: il senso del messaggio è che il ricordo acquista valore quando riesce a incidere sulla vita di chi resta.
«Dobbiamo chiederci che cosa della sua vita siamo disposti ad accogliere e a far diventare nostro», è il passaggio centrale della riflessione proposta ai fedeli. Una domanda che invita a superare la nostalgia e a guardare alla testimonianza lasciata da chi non c'è più, interrogandosi su quanto quella testimonianza possa ancora insegnare nel presente.
Il ricordo, ha evidenziato il vescovo nel corso della sua riflessione, chiama ciascuno alle proprie responsabilità. Non basta conservare nella memoria il volto e la storia di una persona: occorre domandarsi se il suo esempio sia capace di orientare le scelte quotidiane, il modo di affrontare le difficoltà e il rapporto con gli altri.
«La memoria può cambiare il nostro atteggiamento e il modo in cui affrontiamo le nostre responsabilità», è il significato del richiamo di Torriani. Una riflessione che assume un valore particolare nel ricordo di un uomo che ha ricoperto un ruolo importante nell'Arma dei Carabinieri e nella comunità crotonese.
«Non dobbiamo fermarci a ciò che una persona ci ha insegnato, ma compiere un passo in più»: fare in modo che il ricordo si traduca in gesti concreti, attenzione e disponibilità verso gli altri. È nella capacità di trasformare la memoria in comportamenti quotidiani che, secondo il messaggio dell'omelia, si misura il valore di ciò che una vita lascia a chi rimane.
Nel corso della celebrazione, spazio anche alla speranza cristiana di fronte alla morte. La fede invita ad affidare a Dio la vita di chi non c'è più, senza negare il dolore della perdita, ma aprendosi alla fiducia che la vita non si esaurisca con la morte.
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