Donazione del sangue, Italia autosufficiente. Ma sul plasma servono passi avanti

Le parole di Oscar Bianchi, presidente nazionale di Avis, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell'agenzia di stampa Italpress.

A cura di Redazione
02 marzo 2026 11:21
Donazione del sangue, Italia autosufficiente. Ma sul plasma servono passi avanti -
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MILANO (ITALPRESS) – Il sangue è un tessuto vitale insostituibile, un vero e proprio sistema di collegamento indispensabile alla vita: trasporta ossigeno e nutrienti, elimina le sostanze di scarto, difende dalle infezioni e contribuisce al mantenimento dell’equilibrio interno. È composto da una parte liquida, il plasma, e da una parte corpuscolata formata da globuli rossi, globuli bianchi e piastrine: i globuli rossi contengono l’emoglobina, la proteina che consente il trasporto dell’ossigeno dai polmoni ai tessuti; i globuli bianchi sono le cellule del sistema immunitario che ci difendono dagli agenti esterni; le piastrine sono fondamentali nella coagulazione e permettono di arrestare le emorragie e cicatrizzare le ferite. Le trasfusioni di sangue sono indispensabili in molte situazioni cliniche, dagli interventi chirurgici complessi ai gravi traumi, fino a malattie croniche come alcune anemie.

“I temi fondamentali sono due, ovvero la donazione di sangue vera e propria e la donazione di plasma: per la prima siamo certamente autosufficienti, per la seconda e per i prodotti derivanti dal plasma no; essere autosufficienti però non significa poter dormire sonni tranquilli, perché è una situazione che bisogna mantenere tutti i giorni”, ha dichiarato Oscar Bianchi, presidente nazionale di Avis, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress. In Italia, aggiunge, “esistono modelli diversi di donazione: in alcune regioni è prettamente di carattere associativo, nei quali l’azione viene effettuata dalle associazioni di volontariato; in altre, come la Lombardia, è presente un modello misto, in cui 2 donazioni su 3 vengono raccolte presso le aziende ospedaliere e la restante presso l’unità di raccolta associativa; infine ci sono regioni, come la Toscana, in cui la donazione è prettamente pubblica e viene fatta esclusivamente nelle aziende ospedaliere”.

Il ruolo di Avis, spiega Bianchi, è quello di facilitare “l’adesione alla donazione di sangue con i suoi 1.3 milioni di donatori su 1.6 complessivi a livello nazionale: non escludiamo nessuno, anzi vogliamo incentivare tutti quelli che vogliono donare a farlo; se il gruppo sanguigno non è 0 possiamo indirizzare anche alla donazione di plasma, che diventa più efficace per realizzare anche prodotti derivati. Mettersi a disposizione da una parte fa bene agli altri, dall’altra lo fa a se stessi, perché si è sotto controllo e in questo modo il donatore sa di essere in buona salute facendo un’azione civica di prevenzione. Dei donatori che abbiamo oggi circa il 30% ha tra 18 e 35 anni: oggi i giovani non se la sentono di condurre un’associazione di volontariato, ma se gli si chiede di venire a donare ogni tre mesi lo fanno. Guardando alla popolazione italiana, a donare è circa il 3-4%: alle persone potremmo chiedere di interrogarsi e capire se vogliono mettersi a disposizione o no”.

Un altro aspetto su cui si sofferma il presidente di Avis è quello delle tempistiche delle donazioni: quella del sangue, spiega, “è prevista ogni 90 giorni, mentre quella di plasma è consentita circa una volta al mese. Il suggerimento che diamo ai donatori è di fare una donazione di sangue intervallata da due donazioni di plasma: può essere questo il ritmo per un donatore efficace. In Italia l’indice medio delle donazioni è di due volte l’anno, una ogni sei mesi: nei momenti critici abbiamo messo a regime il fatto che la donazione avviene su prenotazione, il che ci consente di allargare o restringere le maglie a seconda delle necessità. Non possiamo permetterci di pensare che il cittadino venga a donare e il suo sangue non venga utilizzato: vogliamo gestire la donazione e far sì che non venga mai sprecata. Questo con il sangue è molto più difficile, perché una sacca quando viene raccolta rimane stoccata fino a 42 giorni; per quanto riguarda invece il plasma, una sacca rimane stoccata fino a 24 mesi. Essere donatori di sangue è una cosa molto semplice: bisogna avere più di 18 anni, saper parlare la lingua italiana, pesare più di 50 kg, avere uno stile di vita sano e regolare; il range è molto ampio, basta solo volerlo”.

L’ultimo tema su cui si concentra Bianchi riguarda l’urgenza di cambiare passo a livello nazionale sulla gestione dei prodotti plasmaderivati: “Il sistema italiano non è autosufficiente, nel senso che i farmaci prodotti dalla donazione di plasma non sono sufficienti per curare i malati presso gli ospedali, effettuare cure e trapianti. Con una carenza del 17% circa, l’obiettivo che ci siamo dati a livello nazionale è togliere la dipendenza dal mercato estero: il primo produttore al mondo è rappresentato dagli Stati Uniti, con tutte le difficoltà che si possono immaginare. Avis non è solo donazione di sangue ma uno stile di vita, un’attenzione agli altri e un prendersi cura delle persone che hanno bisogno: tutti i giorni in Italia 1.800 persone ricevono una sacca di sangue grazie a qualcuno che lo dona”.

– Foto tratta da Medicina Top –

(ITALPRESS).

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