Il "Kastron" dimenticato: tra erba alta e incuria, scompare la storia bizantina di Crotone
La storia di Crotone merita di essere letta sui blocchi di pietra, non di essere sepolta sotto un tappeto di incuria
Nel centro di Crotone, a pochi passi dalla Chiesa dell’Immacolata e lungo la centralissima via Risorgimento, giace un tesoro archeologico che dovrebbe essere il vanto della città e che invece appare oggi come un monumento alla negligenza. Sono i resti del Kastron bizantino, le mura di fortificazione che un tempo proteggevano il centro amministrativo e religioso della città, oggi letteralmente soffocate dall’erba alta e dall’incuria.
I pannelli didattici presenti nell'area, visibili ma quasi ironici dato il contesto circostante, raccontano una storia millenaria. Il Kastron era una cittadella fortificata, sede del Vescovo e della pubblica amministrazione. Non era solo un muro di cinta, ma un rifugio sicuro per la popolazione rurale in caso di pericolo, un perimetro che racchiudeva al suo interno abitazioni, chiese e aree cimiteriali.
Dagli scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria emerge una stratificazione affascinante:
L’Età Alto-Medievale: Le indagini hanno rivelato una cinta muraria imponente, che in origine raggiungeva uno spessore di circa quattro metri, poi ridottasi a due nel corso del tempo. Una muratura risalente a un’epoca successiva a quella giustinianea , realizzata con materiali in parte riciclati, segno di una città che si rigenerava sulle proprie rovine.
L’Età Moderna e Contemporanea: Le mura non smisero di "vivere" con la fine dell'impero. Tra l’800 e il primo ‘900, le strutture furono inglobate in edifici residenziali. I resti visibili mostrano ancora tracce di pavimenti in ciottoli, piccole cisterne intonacate e mura che avevano perso la funzione difensiva per diventare fondamenta di vita quotidiana.
L’erba alta nasconde le diverse trame murarie e i blocchi di tufo che segnano la prosecuzione delle mura a Nord. L'incuria non solo nega ai cittadini e ai turisti la possibilità di fruire di questa bellezza, ma mette a rischio la conservazione stessa dei reperti, esposti all'azione erosiva della vegetazione incontrollata.
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