Il Vescovo Caiazzo ai giornalisti: “L’IA non sostituirà mai la coscienza, servono verità, ascolto e responsabilità”
Informazione e responsabilità nell’era digitale: l’appello del vescovo di Isola di Capo Rizzuto ai giornalisti tra IA, ascolto e verità che rende liberi
Monsignor Giuseppe Antonio Caiazzo, vescovo di Cesena, ha affidato ai giornalisti una riflessione articolata, pubblicata sul sito della diocesi che guida, in occasione della 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, celebrata nei giorni successivi alla memoria di San Francesco di Sales, patrono dei comunicatori. Un messaggio che parte dal magistero di Papa Leone XIV e attraversa i nodi del tempo che viviamo: informazione, intelligenza artificiale, ascolto, verità e responsabilità.
“Papa Leone XIV ci invita a coltivare la qualità dell’informare a tutti i livelli, custodendo voci e volti umani”, ha sottolineato Caiazzo, richiamando il tema centrale della giornata. “Viviamo un tempo in cui è urgente salvaguardare l’umanesimo che deve stare al centro della nostra esistenza e delle relazioni”, ha aggiunto, mettendo in guardia dai rischi di una comunicazione governata dagli algoritmi.
Il vescovo ha richiamato l’attenzione sui pericoli di un uso distorto dell’intelligenza artificiale: “Senza regole certe sulla trasparenza e sulla neutralità degli algoritmi diventa impossibile garantire sicurezza nelle piattaforme social”, citando casi drammatici di esposizione mediatica incontrollata. “Se usata male, l’IA è capace di mortificare la verità e la sensibilità dei problemi”.
Un passaggio centrale è stato dedicato ai giovani e alla responsabilità educativa: “Questi strumenti hanno enormi potenzialità ma anche elevati rischi. Nell’era delle grandi comunicazioni ci stiamo accorgendo che si comunica poco e male”. Per Caiazzo, l’informazione deve tornare a essere parola che aiuta a pensare: “Non solo dati e numeri, ma giudizio umano, confronto schietto e sincero nella ricerca della verità”.
Netta la distinzione tra intelligenza artificiale e pensiero umano: “Qualunque cosa l’IA elaborerà non sarà mai contenuto pensato dalla mente umana, ma dati restituiti senza anima, spesso fuorvianti”. Da qui l’allarme sulla privacy e sulla perdita di creatività: “Ci sono storie, persone, sofferenze che hanno bisogno di essere lette, elaborate e scritte come servizio all’opinione pubblica”.
Suggestiva la metafora della “fontana del villaggio”: “Un tempo era la parrocchia, luogo di incontro e scambio. Oggi esiste una fontana artificiale dove il rischio è attingere e partorire vento”. Da qui l’invito a fermarsi, ascoltare, stare accanto: “Dietro linguaggi aggressivi o apatici si nasconde spesso un bisogno di vita, di amore, di pace”.
Il vescovo ha poi allargato lo sguardo alla crisi dell’ascolto nella famiglia, nella politica e nella Chiesa: “Si sente ma non si ascolta. Ognuno ha i suoi orari, la sua privacy. Le proprie ragioni diventano più importanti del bene di tutti”. Ascoltare, per Caiazzo, significa rientrare in se stessi e ritrovare il principio di vita: “Dio continua a chiederci: ‘Dove sei?’”.
Non è mancato il richiamo a San Francesco di Sales e alla responsabilità delle parole: “Impariamo dalle api che fanno miele, non dalle vespe che producono veleno. Meno aceto e più miele”. La verità, ha ricordato, “va riportata con umiltà e semplicità, perché entra nel cuore dell’altro solo se esce prima dal nostro”.
Poi il tema della memoria, tra tecnologia e coscienza: “Parliamo di giga e memoria piena, ma noi siamo molto di più. Copia e incolla è facile, mantenere viva la memoria è un’altra cosa”. Citando Primo Levi, Caiazzo ha avvertito: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare”.
La conclusione della lettera è dedicata ai rischi del deepfake e della manipolazione: “L’aria che respiriamo è inquinata anche nei rapporti umani. L’uomo deve tornare al centro”. Quindi il ringraziamento ai giornalisti: “Avete il non semplice compito di edificare attraverso una comunicazione autentica, nell’umile ricerca della verità che rende liberi”. E la benedizione finale.
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