Il Vescovo su violenza di genere: «Abbattere i muri e aprire cantieri di fiducia nella comunità»

L’arcivescovo di Crotone-Santa Severina all’inaugurazione della stanza protetta: «Costruire luoghi che generino legami e fiducia»

A cura di Redazione
17 marzo 2026 14:00
Il Vescovo su violenza di genere: «Abbattere i muri e aprire cantieri di fiducia nella comunità» - Foto: Redazione
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All’inaugurazione della “Stanza tutta per sé” a Crotone, anche la voce della Chiesa ha voluto sottolineare il valore simbolico e comunitario dell’iniziativa. L’arcivescovo di Crotone-Santa Severina Alberto Torriani ha parlato della necessità di abbattere i muri del silenzio e di costruire invece luoghi di fiducia e di relazione, dove la società possa prendersi cura delle persone più fragili.

Il presule ha scelto un’immagine concreta, legata alla vita quotidiana della città. «Oggi mi veniva in mente, non sono abituato a parlare per immagini, forse per la mia deformazione con i ragazzi e per la vita che ho trascorso con i giovani, il titolo di questo incontro: abbattere i muri. Poi, fuori da questa stanza, vedo invece un cantiere aperto».

Un’immagine che gli è tornata alla mente sin dal mattino. «Quando mi sono svegliato ho aperto la finestra di casa mia e ho visto il cantiere aperto della cattedrale. E allora credo che quello a cui si grida oggi sia proprio questo: cercare di costruire cantieri aperti dove le diverse maestranze di una comunità possano lavorare insieme, dentro legami, dentro appartenenze e dentro la fiducia».

Per Torriani, l’inaugurazione della stanza dedicata alle denunce delle donne vittime di violenza rappresenta proprio uno di questi cantieri, un luogo dove istituzioni, società civile e comunità religiosa collaborano per proteggere chi soffre. «Noi oggi andremo ad inaugurare una stanza, un luogo. Ma un luogo non è mai anonimo: porta sempre dentro significati, storie, appartenenze».

Il riferimento è anche al contesto simbolico dello spazio scelto, affacciato sul mare e carico di memoria per la città. «Questo luogo parla di passioni per il mare, di storie e di vittorie».

In questa prospettiva, per l’arcivescovo l’apertura di uno spazio dedicato all’ascolto e alla tutela delle vittime è un segno di costruzione collettiva. «Inaugurare uno spazio vuol dire contribuire non ad abbattere ma a costruire, a tenere aperto un cantiere perché la nostra città e la nostra comunità continuino a guardare alle istituzioni con uno sguardo di fiducia».

Un messaggio che richiama il ruolo della Chiesa come presenza vigile e attenta accanto alle persone più fragili: una sentinella capace di incoraggiare la comunità a non restare indifferente e a trasformare il silenzio in responsabilità condivisa.

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