Alfonso Amatruda, una vita dentro il cinema: «Siamo avamposti di cultura, ma senza aiuti rischiamo di chiudere»
Dall’infanzia trascorsa tra le poltrone dei teatri al timone dello storico Apollo: il racconto di Alfonso Amatruda, custode di una vita di cinema
Una vita trascorsa tra pellicole, sipari e notti illuminate dalla magia dello spettacolo. Alfonso Amatruda è molto più che il gestore storico del Cinema Teatro Apollo di Crotone, un tempo Cinema Teatro Kursaal: è una memoria vivente della cultura cittadina, un testimone diretto di oltre settant’anni di cinema, musica e arte. Abbiamo deciso di incontrarlo, e il racconto è quello di un uomo che non ha scelto il cinema: è il cinema che ha scelto lui. Lasciatecelo dire dopo averlo ascoltato.
«Vedo film, seguo concerti, opere… tutto ciò che è arte, da quando avevo due anni», racconta Amatruda. «Mio padre era un impresario. Mi lasciava dormire sulle poltrone dei teatri mentre faceva i contratti. Io, dormendo, assimilavo musica, arte, suoni… e sono uscito con un bisogno fisico di nutrirmi di arte». Un imprinting e un destino scritto sotto le luci dei palcoscenici. «Non sono migliore o peggiore degli altri, solo fortunato. Mio padre mi ha educato così».
«Sono nato qui dentro: ho visto tutti i film del Kursaal e dell’Apollo»
Chiedergli quale sia stato il primo film visto nel suo cinema è quasi impossibile. «Non me lo ricordo. Sono nato qui dentro. Avevo 14 anni quando ci siamo stabiliti definitivamente a Crotone. Tutti i film fatti qui e quelli alla Sala Raimondi li ho visti tutti». E qual è il più bello? «Non si può dire. Sono centinaia, ognuno speciale a modo suo».
Il declino delle sale: «Siamo presìdi culturali. Servono aiuti o saremo costretti a chiudere»
Le sale sono sempre più vuote, ma Alfonso non cerca alibi: analizza con lucidità un cambiamento profondo. «Oggi lo spettacolo si guarda ovunque tranne che al cinema. Dopo il Covid la società è cambiata». Poi lancia un appello forte: «Il governo deve capire che non siamo solo cinema. Siamo avamposti di cultura. Abbiamo la responsabilità di non chiudere, ma senza aiuti concreti non potremo resistere a lungo. La chiusura diventerà inevitabile».
Il futuro del Cinema Apollo, dice, «dipende dal ministero, dalla Regione, ma anche da come evolveranno le piattaforme. Tutto si tiene».
Dal Kursaal all’Apollo: una storia che resiste
La storia del cinema crotonese è anche nel suo nome. «All’inaugurazione si chiamava Kursaal. Lo si vede ancora nei vetri laterali con la sigla “CTK”. Con il fascismo, Mussolini vietò i nomi stranieri e fu trasformato in Apollo».
Perché Apollo? «Non lo so. Erano nomi molto diffusi. In America i cinema Kursaal erano sinonimo di spettacolo. L’Apollo lo era per l’Italia. Mio nonno lasciò comunque la vecchia sigla come memoria. Nessuno se n’è mai accorto». E ce la mostra sulle porte laterali della sala.
Quando Rino Gaetano fu fischiato a Crotone
Tra i tanti ricordi, uno resta indimenticabile: il primo concerto di Rino Gaetano a Crotone.
«Ricordo bene quando venne al campo sportivo. Lo presero a pernacchie e anche a pomodori. Io c’ero. Nessuno è profeta in patria».
Perché quel trattamento? «Invidia. Questa è la verità».
Il pubblico, racconta, era composto da tanti giovani ma anche da persone arrivate dalle strutture turistiche della costa: Le Castella, La Cannella e altre zone vicine.
Una vita in prima fila
Alfonso Amatruda continua ancora oggi, con la stessa passione di sempre, a tenere viva una sala che ha formato generazioni. Una vita in cui il sipario non è mai calato.
Una vita dedicata all’arte. E mentre il mondo cambia, la sua voce resta un monito:
«C’è bisogno di difendere questi luoghi. Senza cinema, una città perde un pezzo della sua anima».
Danilo Ruberto
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