Bonifica del Sin a Crotone: Cittadini Liberi deposita esposto per possibile disastro ambientale
Il comitato chiede alla Procura di accertare responsabilità e garantire sicurezza durante le bonifiche delle discariche fronte mare
La bonifica del Sito di interesse nazionale di Crotone è il punto di partenza della conferenza stampa tenuta ieri sera nei locali della Nuova Scuola Pitagorica dall’associazione Cittadini Liberi, che ha annunciato e spiegato i contenuti dell’esposto-denuncia depositato il 16 gennaio in Procura. Al centro, le operazioni sulle discariche fronte mare, la gestione dei materiali contaminati e l’ipotesi che, in assenza di adeguate precauzioni, possa configurarsi il reato di disastro ambientale.
A introdurre il tema è stato il presidente Giuseppe Pirillo, che ha spiegato le motivazioni dell’iniziativa: “Sono il primo step di un percorso di denunce che noi andremo a fare. In pratica, la molla che ha fatto scattare tutto è stata l’esposizione dell’amministratore delegato di Eni in riferimento al ritrovamento di materiale Tenorm, con un’uscita che a nostro parere non è stata tecnicamente provvida, perché ha detto che non era prevedibile il ritrovamento di Tenorm in quella parte di discarica. In Procura abbiamo depositato un esposto-denuncia che, secondo noi, dovrebbe dare seguito all’avvio di un’indagine per verificare se tutto sia stato fatto come doveva, nei termini degli atti tecnici prodromici alle operazioni di discarica e per quanto riguarda le ricadute sulla salute dei cittadini. Inoltre, riteniamo che durante i lavori di scavo, in una zona in cui non era peregrino pensare alla presenza di Tenorm, sarebbero state necessarie misure precauzionali come tensostrutture”.
Subito dopo è intervenuto l’avvocato Giuseppe Trocino, che ha illustrato il perimetro giuridico dell’iniziativa: “Noi cittadini Liberi cerchiamo di porre attenzione alla realtà dei fatti. Il materiale radioattivo è stato reso pubblico da Eni, e se da una parte c’è chi minimizza, dall’altra noi riteniamo che non sia un fenomeno da sottovalutare e vada attentamente monitorato sia dal punto di vista ambientale sia sanitario”.
Il vicepresidente Enzo Filareto ha aggiunto ulteriori dettagli: “Eni ha dichiarato di aver trovato, inaspettatamente, Tenorm in una discarica fronte mare ex Per Tusola. Ci siamo chiesti: se Eni era proprietaria dell’area industriale e delle discariche dal 1991, come fa a non sapere che ci fosse Tenorm? I carotaggi effettuati nel 2017, di 50 × 50 metri, non potevano rilevare tutto il materiale presente. Anche carotaggi supplementari del 2014 hanno trovato amianto. Per questo, riteniamo che le istituzioni – Ministero, Regione, Provincia, Comune, ASP, Arpacal – avrebbero dovuto imporre carotaggi più dettagliati, di tipo 5 × 5 metri, per conoscere realmente cosa fosse presente.
Per quanto riguarda la bonifica, invece, i lavori stanno procedendo senza confinamento adeguato e senza tensostrutture, e le centraline di monitoraggio sono reattive, non preventive: rilevano le particelle solo quando il problema si è già manifestato, e occorrono ore per ottenere i risultati. Per questo noi chiediamo l’uso delle tensostrutture e un monitoraggio costante giorno per giorno, per garantire sicurezza ai cittadini**”.
Il cuore dell’esposto nasce dal ritrovamento di materiali Tenorm nelle discariche a mare, considerato prevenibile se applicato correttamente il principio di precauzione previsto dal decreto legislativo 101/2020 sulla radioattività.
A sostegno, Pirillo ha richiamato la relazione finale del commissario, un dossier di 1.875 pagine, in cui si parla della rimozione di oltre un milione di tonnellate di rifiuti, anche speciali pericolosi contenenti Tenorm e amianto, stoccati in più aree della città: dalla fosfotec fronte mare alle zone Agricoltura, Armeria e Farina-Trappeto. Passaggi che, secondo il comitato, dimostrano come il tema fosse noto e dovesse essere gestito con maggiore prudenza e informazione ai cittadini.
Un altro punto cruciale riguarda una mappatura Arpacal, acquisita nel 2025 e aggiornata a dicembre 2024, che censisce 60 siti con valori di radioattività superiori al fondo naturale. Cittadini Liberi chiede di sapere dove siano questi siti, se si trovino vicino alle abitazioni, ai luoghi di lavoro o alle scuole, e pretende trasparenza totale.
Dalla documentazione storica emerge inoltre che, tra 1929 e 1992, le industrie del polo avrebbero prodotto fertilizzanti contenenti radionuclidi come Radio 226 e Piombo 210, con concentrazioni elevate. Ancora più allarmante, secondo note tecniche richiamate in conferenza, è la pratica – tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 – di vendere agli agricoltori locali miscele a basso costo ottenute da loppa d’altoforno e polveri di elettrofiltri, talvolta con fibre di amianto, impiegate come concimi sui terreni.
L’associazione chiede alla Procura della Repubblica di verificare, attraverso personale specializzato, se le condotte di bonifica nelle discariche fronte mare possano integrare il reato di disastro ambientale, e sottolinea come sia necessario adottare misure di massima precauzione, come l’installazione di tensostrutture di contenimento, per ridurre ogni possibile dispersione.
La richiesta finale è netta: verità, controlli indipendenti e informazione ai cittadini. Perché, ha ribadito Cittadini Liberi, l’emergenza non può più essere trattata come normalità.
Danilo Ruberto
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