La “Velatio” delle croci e delle statue in chiesa prima della Passione: ecco perché
Il significato antico della Velatio: il silenzio delle immagini prepara i fedeli alla luce e alla rivelazione della Pasqua, tra attesa, liturgia e tradizione cristiana
I veli su statue e immagini sacre nelle chiese cattoliche sono uno dei segni più forti e suggestivi del tempo di Quaresima. Appaiono all’improvviso, trasformando lo spazio liturgico e suscitando una domanda immediata nei fedeli: perché proprio ora, a pochi giorni dalla Pasqua?
Si tratta di un’antica tradizione, ancora oggi conservata in molte comunità, che prende il nome di “Velatio”. Secondo l’uso, dalla quinta domenica di Quaresima – quella che precede la Domenica delle Palme – croci e immagini sacre vengono coperte con veli, solitamente di colore viola, fino alla Veglia pasquale.
Le origini del rito sono molto antiche e risalgono probabilmente almeno al IX secolo. Alcuni studiosi collegano questa pratica anche alla disciplina penitenziale delle prime comunità cristiane, quando i penitenti pubblici venivano separati dal resto dell’assemblea. Col tempo, il gesto ha assunto un significato più simbolico e spirituale.
Velare le immagini non significa nascondere, ma intensificare l’attesa. L’assenza visiva richiama un vuoto che prepara alla pienezza della Pasqua. In questi giorni, la liturgia invita i fedeli a concentrarsi maggiormente sull’ascolto della Parola e sul mistero della Passione di Cristo.
Il momento più significativo arriva il Venerdì Santo, quando la croce viene solennemente scoperta durante la celebrazione della Passione del Signore e presentata ai fedeli con le parole: “Ecco il legno della croce, al quale fu appeso il Cristo, Salvatore del mondo”. È un gesto carico di intensità, che segna il culmine del cammino quaresimale.
Le altre immagini restano invece velate fino all’inizio della Veglia pasquale, quando la luce della Risurrezione restituisce visibilità e significato a tutto ciò che era stato nascosto.
La pratica della Velatio non è obbligatoria, ma è raccomandata dalla tradizione liturgica. Nella lettera circolare Paschalis sollemnitatis del 1988 si legge infatti che l’uso di coprire croci e immagini può essere utilmente conservato, secondo il giudizio delle conferenze episcopali: le croci restano velate fino al termine della celebrazione del Venerdì Santo, le immagini fino all’inizio della Veglia pasquale.
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