Naufragio Cutro, primo soccorritore: "Al nostro arrivo persone annaspavano"

Il brigadiere Tievoli ricorda il caos sulla spiaggia: soccorsi immediati, massaggi cardiaci e vite salvate, mentre continua il processo ai militari

A cura di Redazione
10 febbraio 2026 20:54
Naufragio Cutro, primo soccorritore: "Al nostro arrivo persone annaspavano" -
Condividi

Al processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love, naufragato il 26 febbraio 2023 a Steccato di Cutro, ha testimoniato il primo soccorritore arrivato sul posto, il brigadiere dei carabinieri di Crotone Gianrocco Tievoli. "C'erano persone incastrate sotto la barca – ha raccontato –. Con il collega ci siamo immersi in acqua per liberarle. Alcune erano vive, ad altre abbiamo praticato il massaggio cardiaco. Se fossimo arrivati prima? Non saprei quando c’è stato lo schianto, ma al nostro arrivo c’erano persone che annaspavano. Posso dire che chi è rimasto in vita lo deve anche a noi". A raccontarlo è l'Ansa.

Il naufragio provocò 94 vittime, di cui 35 minori, e numerosi dispersi. Tievoli è il primo, insieme a un collega, ad arrivare sulla spiaggia dove si trovava il caicco Summer Love, e la sua testimonianza ha aperto l’udienza dedicata al procedimento che vede sei militari della Guardia di finanza e della Capitaneria di porto imputati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo.

Tra gli imputati figurano: Giuseppe Grillo, capo turno della sala operativa del Reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza di Vibo Valentia; Alberto Lippolis, comandante del Roan di Vibo; Antonino Lopresti, ufficiale in comando tattico della Finanza; Nicolino Vardaro, comandante del Gruppo aeronavale della Finanza di Taranto; Francesca Perfido, ufficiale della Guardia costiera in servizio all’Imrcc di Roma; e Nicola Nania, in servizio al V Mrsc della Capitaneria di porto di Reggio Calabria.

Prima di Tievoli ha testimoniato il brigadiere Lorenzo Nicoletta, in servizio alla centrale operativa, che ha ricordato le prime parole ricevute dai colleghi: "Qui è una strage, ci sono bambini morti, donne morte". Nicoletta ha ricostruito la prima comunicazione alle 4.08 del mattino: "Il Roan ci chiamava perché non riuscivano a trovare un target segnalato da Frontex alle 23.55 del 25 febbraio e la loro motovedetta era dovuta rientrare a causa del maltempo. In contemporanea è arrivata una chiamata da un numero internazionale turco, durata pochi secondi, durante i quali una persona diceva di essere in Italia con parole incomprensibili. Per esperienza ho pensato subito che fossero migranti". Ha aggiunto di aver contattato la Capitaneria di Crotone, ma via terra non potevano inviare soccorsi e in mare era presente solo la Finanza.

L’udienza è proseguita con la testimonianza del maggiore dei carabinieri Nicola Roberto Cara, che conduce l’indagine e ha ricostruito le competenze e le procedure del soccorso in mare. La testimonianza di Cara continuerà nelle prossime udienze.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui CrotoneOk