‘Ndrangheta e redenzione, a Crotone il libro di Anastasi sull’ex boss Cortese

Al Museo Pitagora il racconto civile di Salvatore Cortese, ex killer della ’ndrangheta: possibilità di redenzione

A cura di Redazione
05 febbraio 2026 18:24
‘Ndrangheta e redenzione, a Crotone il libro di Anastasi sull’ex boss Cortese -
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C’è una linea sottile che separa l’abisso dalla possibilità di redenzione. Una linea fatta di scelte, di parole che pesano perché arrivano da chi, per anni, ha vissuto dentro la violenza e l’omertà. È su questo che riflette «Un’altra pelle», il nuovo libro di Antonio Anastasi, giornalista e scrittore, un racconto vero che scava nelle pieghe della ’ndrangheta per restituire al lettore la storia di un cambiamento.

L'opera è stata presentata martedì scorso presso il Museo Pitagora di Crotone. «Un’altra pelle, atto di impegno civile» è pubblicato da Pellegrini Editore. Un libro che affronta la storia di Salvatore Cortese, ex esponente di primo piano della cosca Grande Aracri di Cutro, protagonista di una scelta radicale: collaborare con la giustizia.

Un racconto che, come ha spiegato lo stesso autore, è insieme discesa negli inferi e possibilità di riscatto. «È la storia di un cambiamento possibile, di un uomo che per venticinque anni ha fatto parte di una delle cosche più potenti e sanguinarie della ’ndrangheta e che, dopo aver spezzato vite e trafficato fiumi di droga, ha deciso di cambiare pelle», ha affermato Anastasi. «Ha scelto di fornire un contributo di giustizia, rivelando informazioni preziose agli inquirenti sull’organizzazione criminale di cui aveva fatto parte».

Una storia vera, come ribadito più volte nel corso dell’incontro. «Non si tratta di un ’ndranghetista qualsiasi – ha chiarito Anastasi – ma di un esponente di spicco della cosca Grande Aracri, coinvolto in una decina di fatti di sangue, con ruoli diversi: esecutore materiale, autista, scappottista». Un uomo cresciuto dentro un sistema fondato su violenza e obbedienza cieca, poi finito al centro delle indagini che hanno portato al maxi processo Emilia, il più grande mai celebrato contro le mafie nel Nord Italia.

Il libro mette al centro la scelta individuale. È lo stesso Cortese a raccontarlo, e che c'è scritto nel libro: «Avevo una condanna a due anni e mezzo, non l’ergastolo, e mi sono accusato di dieci omicidi. L’ho fatto per uscire da questa porcheria». Una rottura definitiva con quello che Anastasi definisce «il falso mito dell’onore, rivelatosi una grande menzogna criminale».

Nel corso della presentazione, che ha visto Antonio Nicaso, il procuratore della Repubblica Domenico Guarascio, il Prefetto di Crotone Franca Ferraro e il docente unical di Pedagogia dell'Antimafia Giancarlo Costabile, Santo Vazzano gestore del Museo e Giardini di Pitagora, è stato ricordato anche il valore pedagogico di questo percorso umano. «Tutti i processi di rilettura del proprio sé hanno un valore straordinario – ha spiegato Costabile – mettersi in discussione, riscrivere la propria storia non è semplice né neutro. Il messaggio è positivo: tutti possiamo cambiare e, in alcuni casi, abbiamo il dovere di farlo».

"Il Museo Pitagora è luogo di riflessione civile". A dirlo durante la presentazione è stato Santo Vazzano, che ha sintetizzato l’iniziativa parlando di uno spazio di coraggio intellettuale. Sul piano dell’analisi criminale, il Procuratore Domenico Guarascio ha parlato del valore delle testimonianze dei collaboratori di giustizia. «L’ndrangheta è un fattore umano, fatta di uomini che possono cambiare vita», ha spiegato. «Sono persone che conoscono dall’interno i segreti delle organizzazioni e riescono a offrire chiavi di lettura decisive per magistratura e forze dell’ordine». Collaborazioni che «sollevano veli su rapporti con imprenditoria, istituzioni e apparati dello Stato, rendendo reale ciò che spesso viene solo sospettato».

Danilo Ruberto.

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