Pallagorio, trekking e rinascita: donne oncologiche nell’Arbëria
Il CAI con “(Onco)rosa Trekking”: natura, cultura e comunità per il recupero fisico ed emotivo tra i borghi arbëresh del Crotonese
In Arbëria crotonese la Montagnaterapia del CAI incontra cultura e tradizioni con il progetto “(Onco)rosa Trekking”, un’iniziativa che a Pallagorio ha unito benessere, cammino e identità locale in una giornata dal forte valore umano e sociale.
Nel cuore dell’Arbëria, il gruppo del CAI Cosenza, insieme ai Mistery Hunters e all’associazione Oncorosa Onlus, è stato ospite di Fili Meridiani per un’esperienza immersiva tra storia, riti e gastronomia. L’appuntamento si inserisce nel percorso della Montagnaterapia del Club Alpino Italiano, che utilizza l’ambiente naturale come strumento terapeutico e riabilitativo, promuovendo il benessere attraverso l’attività fisica e la condivisione.
Protagonista della giornata è stato il progetto “(Onco)rosa Trekking”, rivolto a donne operate al seno per patologie oncologiche, con l’obiettivo di accompagnarle in un percorso di recupero fisico ed emotivo. Attraverso il cammino e l’esperienza di gruppo, le partecipanti hanno potuto ritrovare fiducia, autostima e qualità della vita, in un contesto naturale e culturale unico.
La visita si è aperta con una colazione rurale e con un momento simbolico dedicato a Giorgio Castriota Skanderbeg, figura identitaria delle comunità arbëreshe. Il percorso è proseguito tra le vie di Pallagorio con la scoperta delle tradizioni locali, dalle campane arbëresh ai riti antichi come il Pupugheji, fino alla visita delle Chiesa del Carmine e di San Giovanni Battista, dove emergono le tracce del rito greco-bizantino.
Spazio anche all’arte contemporanea con il murale dedicato a Paolo Staltari e alla musica tradizionale, con il coinvolgente ballo tondo arbëresh, la Vagha, accompagnato dal cantore Peppino Siciliani. La giornata è proseguita con un pranzo tipico arbëresh e con laboratori esperienziali dedicati alle tradizioni locali, tra cui la preparazione delle Dromësat e i riti simbolici legati alla Pasqua e alla primavera.
Il percorso si è concluso al MUZÉ – Fili Meridiani, luogo di memoria e valorizzazione della cultura arbëreshe, dove i partecipanti hanno potuto approfondire storia e identità attraverso mostre e materiali multimediali.
Alfonso Morelli, Mistery Hunters e TAM CAI Calabria, ha sottolineato che l’obiettivo è raccontare una Calabria meno conosciuta, fatta di piccoli centri e tradizioni autentiche, costruendo una narrazione alternativa dei territori.
Alessandro Frontera, guida AIGAE di Fili Meridiani, ha evidenziato come esperienze di questo tipo permettano un incontro reale con le comunità locali, rendendo viva e accessibile la cultura arbëresh.
Candida Mastroianni, oncologa e referente Montagnaterapia CAI Cosenza, ha spiegato che il progetto dimostra come il contatto con la natura, l’attività fisica e le relazioni possano avere effetti positivi concreti sul benessere psicofisico, contribuendo alla qualità della vita delle pazienti oncologiche.
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