Portuali in sciopero a Crotone: “Non lavoriamo per le armi”

Presidio in Piazza Marinai d’Italia e sciopero dei portuali contro il traffico di armi e l’economia di guerra

A cura di Redazione
06 febbraio 2026 18:13
Portuali in sciopero a Crotone: “Non lavoriamo per le armi” -
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Nel pomeriggio di oggi, venerdì 6 febbraio, anche Crotone ha risposto alla chiamata internazionale “Dockworkers don’t work for war”, la giornata di mobilitazione promossa dai portuali di diversi Paesi contro la complicità dei porti nelle guerre e nel traffico di armamenti. Alle ore 17, in Piazza Marinai d’Italia, si è tenuto il presidio che ha collegato idealmente la città jonica alle iniziative svolte in contemporanea in Italia, Grecia, Euskadi, Turchia e Marocco, nell’ambito di una rete internazionale di lavoratori dei porti e movimenti di solidarietà.

La mobilitazione si inserisce nel più ampio appello lanciato a livello globale per denunciare il coinvolgimento delle infrastrutture portuali nei conflitti armati e, in particolare, nelle forniture militari dirette verso Israele. Un’iniziativa che, come sottolineato dagli organizzatori, lega la causa palestinese alle lotte contro razzismo sistemico, sfruttamento, oppressione e devastazione ambientale.

A spiegare il senso dello sciopero e della giornata di oggi è Peppe Marra, responsabile regionale dell’USB. “Lo sciopero è stato programmato in tutta Italia, su tutti i porti. In Calabria non siamo storicamente molto radicati, ma questa è stata una prova che, dai segnali che ci stanno arrivando, pare riuscita”, ha affermato. “Si è trattato di uno sciopero classico, con l’astensione dal lavoro. In un territorio dove non siamo presenti da sempre, ci dicono che c’è stata comunque una buona adesione”.

Al centro della protesta, la denuncia del traffico di armi nei porti. “Quello che sta diventando purtroppo costante è il passaggio di armi nei nostri porti. È qualcosa che i lavoratori, a prescindere dall’appartenenza sindacale o ideologica, riconoscono come un problema reale”, ha spiegato Marra. “Oggi hanno deciso di assentarsi dal lavoro proprio per opporsi a tutto questo”.

Riguardo al porto di Crotone, l’USB parla di movimenti sospetti monitorati negli ultimi mesi. “Dal tracciamento di alcune navi, storicamente abbinate al traffico di armi o a movimentazioni particolari, ci sono arrivate segnalazioni su Crotone”, ha detto Marra. “Non sappiamo cosa ci sia a bordo, ma sono navi che per loro natura vengono solitamente utilizzate per questi scopi. L’intensificarsi di queste movimentazioni, dopo i presidi e i blocchi avvenuti in altri porti italiani, ci rende ancora più attenti”.

Secondo il sindacalista, si tratta di navi di tipo Ro-Ro, già attenzionate anche in altri scali. “L’input ad osservarle con particolare attenzione è arrivato proprio da altri porti. Esiste ormai una rete internazionale di portuali che monitora questi spostamenti”, ha aggiunto, ricordando come segnalazioni analoghe siano giunte anche dalla Francia.

L’appello non è rivolto solo ai lavoratori dei porti, ma all’intera cittadinanza. “Rifiutare la guerra è un dovere costituzionale”, ha sottolineato Marra. “È anche una questione di sicurezza nei luoghi di lavoro. Da anni, come USB e come parte della Federazione sindacale mondiale, pratichiamo e sosteniamo il boicottaggio del transito di armi, oggi verso Israele come ieri verso altri teatri di guerra”.

Una battaglia che si lega direttamente alle condizioni sociali ed economiche. “La guerra non porta solo morte e distruzione, ma serve anche ad abbassare i diritti dei lavoratori e dei cittadini, a giustificare tagli al welfare”, ha concluso. “Ci dicono che non ci sono soldi per contratti e pensioni, ma poi vediamo risorse enormi destinate alle armi. È l’economia di guerra che paghiamo tutti, con le tasche e con i diritti”.

La giornata di oggi, sottolineano gli organizzatori, rappresenta un segnale chiaro: mentre si moltiplicano i fronti di guerra, crescono anche i fronti contro la guerra, a partire dai porti.

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