Sanità calabrese, Nanci: “Il Piano di Rientro è figlio del sottofinanziamento”

Dal 2016 al 2026 ancora Piano di Rientro: il dottor Nanci chiede l’applicazione della legge sui fondi per i malati cronici

A cura di Redazione
12 febbraio 2026 19:15
Sanità calabrese, Nanci: “Il Piano di Rientro è figlio del sottofinanziamento” -
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Dieci anni fa, il 24 marzo 2016, l’allora ministra della Salute Beatrice Lorenzin, intervenendo alla Conferenza Stato-Regioni, riconobbe “le condizioni disperate” in cui versava il servizio sanitario calabrese e parlò apertamente di “fallimento delle gestioni dei piani di rientro sanitario”, annunciando che il suo dicastero “ha già predisposto e trasmesso al Ministero dell’Economia un apposito disegno di legge proprio per il superamento dei Piani di Rientro sanitari”. Parole pronunciate dopo che il governatore della Calabria, Mario Oliverio, aveva denunciato che “il Piano di Rientro è fallito e la situazione della sanità calabrese non è più sostenibile”. Anche il presidente della Conferenza Stato-Regioni, Stefano Bonaccini, decise “la riconvocazione della Conferenza per una nuova ricognizione prima della prossima estate”.

Una notizia che allora appariva come una svolta storica per la Calabria. Se non fosse che quelle dichiarazioni risalgono a dieci anni fa. E oggi la Regione è ancora in Piano di Rientro, con l’attuale governatore che ricopre anche il ruolo di commissario alla sanità. Non solo: nel 2019 il Governo ha esteso il commissariamento a tutte e cinque le Asp calabresi e ai tre ospedali regionali. Eppure, nonostante l’omni-commissariamento della spesa sanitaria, i Lea continuano a non raggiungere la soglia di sufficienza.

Secondo il dottor Giacinto Nanci, medico di famiglia in pensione ed ex ricercatore Health Search, la radice del problema è strutturale. La Calabria, sostiene, non avrebbe mai dovuto entrare in Piano di Rientro, perché da sempre sottoposta a una sottofinanziamento derivante dalla mancata applicazione del comma 34 dell’articolo 1 della legge 662 del 1996. La norma prevede, tra i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, quello epidemiologico: più risorse dove ci sono più malati cronici. La Calabria, pur avendo una maggiore incidenza di cronicità, avrebbe ricevuto meno fondi pro capite rispetto ad altre regioni.

Da qui lo sforamento della spesa sanitaria e l’ingresso nel Piano di Rientro. Ma con risorse insufficienti rispetto ai bisogni reali, né il riequilibrio dei conti né il miglioramento dei Lea sarebbero stati possibili. Un vicolo cieco che, secondo Nanci, è dimostrato anche dal fatto che la proposta di superamento del Piano avanzata dalla ministra Lorenzin dovette essere trasmessa prima al Ministero dell’Economia. “Per la Calabria conta prima la spesa e poi la valutazione sanitaria”, è la sintesi del ragionamento, ricordando che i decreti commissariali devono passare prima dal vaglio del Mef e solo dopo da quello del Ministero della Salute.

Per il medico calabrese, il governatore Roberto Occhiuto dovrebbe pretendere con determinazione l’applicazione della legge vigente, alleandosi in Conferenza Stato-Regioni con quelle realtà – in prevalenza del Sud – che presentano un’alta incidenza di malattie croniche, così da superare le resistenze delle regioni storicamente avvantaggiate dall’attuale criterio di riparto. Non si tratterebbe di introdurre nuove norme, ma semplicemente di applicare una legge dello Stato già esistente.

Catanzaro, 12 ottobre 2026
dott. Giacinto Nanci
Medico di famiglia in pensione
Ex medico ricercatore Health Search

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