Settennale, il Vescovo alla città: "Crotone ritrovi il senso del noi, con responsabilità condivisa”
Davanti a migliaia di fedeli il messaggio dell’arcivescovo al termine del pellegrinaggio del Settennale della Madonna di Capo Colonna
Una Piazza Pitagora colma di fedeli, il centro cittadino attraversato da migliaia di persone e una città intera raccolta attorno alla propria Patrona. Si è concluso così il Settennale 2026 della Madonna di Capo Colonna, al termine di una giornata vissuta tra devozione, preghiera e partecipazione popolare senza precedenti negli ultimi anni.
Dopo il lungo pellegrinaggio di rientro dal santuario di Capo Colonna, accompagnato passo dopo passo da una folla impressionante, il quadro grande della Vergine ha raggiunto il cuore di Crotone, dove ad attendere la Madonna c’erano famiglie, giovani, anziani e intere comitive di pellegrini rimasti fino a tarda sera per il momento conclusivo della celebrazione.
Sul palco allestito in Piazza Pitagora, davanti ad una piazza gremita, l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, Alberto Torriani, ha pronunciato un lungo e intenso messaggio rivolto alla città, trasformando il saluto finale alla Madonna in una riflessione profonda sulle ferite, le speranze e le responsabilità della comunità crotonese.
L’arcivescovo ha scelto di costruire il proprio intervento attorno ad un “dialogo a sette voci”, richiamando il significato simbolico del Settennale e parlando idealmente alle diverse anime del territorio: giovani, famiglie, lavoratori, educatori, anziani, istituzioni, imprenditori e persone arrivate da altre terre in cerca di dignità e futuro.
“Un dialogo a sette voci, voci vere, concrete, che raccontano la nostra terra e la nostra città: chi lavora e fatica, chi cerca un futuro, chi è costretto a partire, chi resta e custodisce, chi è anziano e porta memoria, chi vive la famiglia tra gioie e ferite, chi guarda avanti con speranza e chi fatica a trovarla, chi si ritrova suo malgrado qui in cerca di un futuro migliore. Sette voci che non esauriscono tutto, ma che ci aiutano a entrare dentro il “tutto” della nostra vita”.
Parole accolte dal silenzio attento della piazza, mentre il presule ha più volte richiamato il valore della responsabilità condivisa e della cura reciproca, invitando i fedeli a trasformare la devozione vissuta durante il Settennale in gesti concreti nella vita quotidiana.
Nel suo discorso, monsignor Torriani ha anche spiegato il significato profondo del numero sette, simbolo del tempo della custodia e della responsabilità affidata all’uomo.
“Quest’anno festeggiamo il ricordo settennale della nostra festa. È un numero che ritorna. È come se il mondo stesso fosse stato ‘pensato’ con questo ritmo dentro. Il settimo giorno è il giorno in cui Dio affida la creazione all’uomo, non come qualcosa da consumare, ma da custodire. È il giorno in cui l’uomo è chiamato a somigliare a Dio non tanto nel fare, ma nel saper riconoscere il bene, nel saper dire grazie, nel sapersi fermare.”
Una parte importante dell’intervento è stata dedicata ai giovani del territorio, a chi vive il disagio di dover partire e a chi fatica a trovare prospettive nella propria terra. L’arcivescovo ha invitato le nuove generazioni a non perdere il coraggio di costruire il proprio futuro proprio a Crotone.
“Non lasciatevi convincere che la vostra vita sia una parentesi, un tempo sospeso in attesa di qualcosa che verrà altrove. La vostra vita è adesso, ed è qui. E questa terra ha bisogno del vostro desiderio, della vostra inquietudine, della vostra capacità di vedere oltre. Ha bisogno del vostro coraggio di non adattarvi a ciò che non vi corrisponde.”
Il vescovo ha poi rivolto un pensiero agli insegnanti, agli educatori e alle famiglie, sottolineando quanto oggi educare sia diventata una sfida sempre più difficile in una società spesso priva di riferimenti condivisi.
“Quello che fate è invisibile agli occhi di molti, ma decisivo per tutti. E a questa città dico: senza un’alleanza educativa vera non si costruisce nulla che duri. Senza una corresponsabilità tra famiglie, scuola e istituzioni, ogni sforzo resta isolato. Educare non è compito di qualcuno, ma responsabilità di tutti.”
Nel suo intervento, monsignore Torriani ha parlato anche del mondo del lavoro e di chi ogni giorno continua a scegliere la legalità e la correttezza nonostante le difficoltà economiche e sociali.
“La vostra fedeltà silenziosa è già un bene pubblico. Anche quando non fa notizia, anche quando non viene riconosciuta, è ciò che tiene in piedi il tessuto vivo della città. Il lavoro non è solo economia: è dignità, è responsabilità, è futuro condiviso.”
Un altro passaggio molto sentito è stato quello dedicato agli anziani e alle persone fragili, definite dall’arcivescovo “radici” della comunità, con un invito forte a non lasciare nessuno nella solitudine.
Il presule ha poi affrontato temi delicati come la violenza sulle donne, la tutela della dignità umana e l’immigrazione, richiamando la città ad una cultura del rispetto, della legalità e dell’accoglienza responsabile.
“L’accoglienza vera non è ingenuità. È una strada esigente, fatta insieme di diritti e doveri, di dignità e responsabilità reciproca.”
Il lungo applauso finale della piazza ha accompagnato le ultime parole dell’arcivescovo e il saluto conclusivo alla Madonna di Capo Colonna, chiudendo una delle pagine più partecipate e intense del Settennale 2026.
Danilo Ruberto
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