UIL Calabria: “L’housing sociale diventi una vera politica industriale e sociale per la regione”
La segretaria Senese: “Oltre 111 milioni di euro per trasformare immobili inutilizzati in alloggi accessibili. Servono censimenti, bandi mirati e una governance condivisa per contrastare spopolamento e sostenere giovani e famiglie”
Calabria - “Come UIL Calabria riteniamo che il nuovo capitolo sull’housing sociale del PR FESR FSE+ 2021–2027 deve poter diventare il motore di una politica per la casa che tenga insieme diritto all’abitare, rientro dei giovani e contrasto allo spopolamento”. Lo afferma Mariaelena Senese, segretario generale Uil Calabria che aggiunge: “ Le risorse oggi disponibili – 111,34 milioni di euro – di cui oltre 105 milioni di risorse europee dedicate agli alloggi a prezzi accessibili, frutto della riprogrammazione e dell’Intesa Stato–Regioni che ha fissato al 6% la quota FESR da destinare all’housing – sono una dote importante, che deve essere tradotta in progetti concreti e in bandi capaci di dare risultato. La priorità è partire da ciò che già esiste: il patrimonio pubblico inutilizzato, in particolare quello gestito da ATERP. Per questo motivo è fondamentale che la Regione avvii da subito, attraverso ATERP e in raccordo con i Comuni, un censimento capillare degli immobili vuoti in ogni provincia, per trasformare metri quadri abbandonati in alloggi dignitosi, efficienti dal punto di vista energetico e disponibili a canone sostenibile per giovani, lavoratori, famiglie a reddito medio e persone in condizione di fragilità”.
Le parole di Mariaelena Senese
“ La nostra proposta -aggiunge Senese -parte da un modello semplice e chiaro: alloggi pubblici riqualificati, concessi a canone calmierato ai giovani, con particolare attenzione a chi rientra in Calabria o arriva da fuori regione per motivi professionali, prevedendo la possibilità di riscatto dopo 8–10 anni, imputando i canoni versati come anticipo (rent to buy). È una scelta che lega la leva europea dell’housing sociale a una strategia di lungo periodo contro lo spopolamento dei borghi e delle aree interne, in linea con la Priorità V bis del Programma, che dedica risorse specifiche (oltre 17 milioni di euro) al recupero e alla riqualificazione di unità abitative esistenti integrate con i servizi di prossimità.
È evidente come anche nella ripartizione delle risorse attribuite a diverse priorità del programma, sia necessario distinguere nettamente – anche a livello di bandi – le misure rivolte ai contesti urbani e ai quartieri più fragili da quelle destinate alle aree interne. Nei contesti urbani, occorre puntare sulla rigenerazione dei quartieri popolari, sulla qualità dei servizi, seguendo l’esempio di quelle esperienze di housing sociale che abbinano alloggi a canone calmierato a spazi comuni, servizi culturali, socio assistenziali ed educativi, in grado di rafforzare il senso di comunità e la sicurezza sociale dei luoghi. Nelle aree interne, invece, l’asse strategico deve essere il recupero del patrimonio esistente e la messa in rete di alloggi, servizi di prossimità e opportunità lavorative, per consentire alle persone di restare o tornare nei propri paesi di origine senza rinunciare a standard di vita adeguati. Perché i borghi non si ripopolano se chi va a viverci non ha un lavoro.
Per rendere effettiva questa impostazione è fondamentale chi i nuovi bandi regionali per l’housing sociale prevedano progetti integrati, presentati da cooperative edilizie, imprese costruttrici, agenzie dedicate e soggetti del privato sociale, che mettano insieme riqualificazione edilizia, gestione degli alloggi e servizi per gli abitanti. La Regione può e deve sostenere, con queste risorse, non solo il costo dei lavori, ma anche la riduzione dei canoni di locazione e la realizzazione degli spazi comuni e dei servizi, premiando i progetti che garantiscono nel tempo una gestione sociale di qualità e una reale inclusione delle fasce più deboli.
Un capitolo specifico va riservato alla cosiddetta “fascia grigia”: famiglie con ISEE intermedio, che non accedono all’edilizia residenziale pubblica ma che non riescono a reggere i costi del mercato, , i giovani che vogliono costruirsi un futuro in Calabria, le famiglie e i lavoratori in situazione di fragilità”.
“La nostra proposta -aggiunge Senese - è che una quota significativa degli alloggi realizzati ex novo o recuperati con le risorse del PR attraverso un partenariato pubblico privato sia vincolata a canoni calmierati per questa fascia, con graduatorie trasparenti e criteri che tengano conto non solo del reddito, ma anche della condizione lavorativa, della presenza di minori e della scelta di rientrare in Calabria dopo esperienze fuori regione.
La partita, però, non è solo tecnica. La decisione della Regione di portare l’housing sociale a 111,34 milioni di euro – di cui oltre 105 milioni di quota comunitaria – apre una responsabilità politica: quella di coinvolgere sindacati, enti locali, ATERP e terzo settore in una governance condivisa.
Come UIL Calabria chiediamo l’istituzione di un tavolo permanente sull’housing sociale, con il compito di definire priorità territoriali, criteri di assegnazione, tempistiche e indicatori di risultato, rendendo pubblico il monitoraggio della spesa e dei benefici in termini di alloggi consegnati, canoni applicati e persone coinvolte nei percorsi di autonomia abitativa. La casa è il primo mattone su cui costruire dignità, lavoro, inclusione e comunità. Per questo come UIL siamo pronti a sostenere un percorso che trasformi le risorse del Programma in un vero Piano regionale per l’Abitare accessibile: un piano che dia risposte alle famiglie in difficoltà, offra prospettive ai giovani e contribuisca a fare della Calabria una terra in cui tornare e restare non sia una scelta di sacrificio, ma una possibilità concreta di futuro”.
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