UIL Calabria: “L’housing sociale diventi una vera politica industriale e sociale per la regione”

La segretaria Senese: “Oltre 111 milioni di euro per trasformare immobili inutilizzati in alloggi accessibili. Servono censimenti, bandi mirati e una governance condivisa per contrastare spopolamento e sostenere giovani e famiglie”

A cura di Redazione
12 febbraio 2026 21:00
UIL Calabria: “L’housing sociale diventi una vera politica industriale e sociale per la regione” -
Condividi

Calabria - “Come UIL Calabria riteniamo che il nuovo capitolo sull’housing sociale del PR FESR FSE+ 2021–2027 deve poter diventare il motore di una politica per la casa che tenga insieme diritto all’abitare, rientro dei giovani e contrasto allo spopolamento”. Lo afferma Mariaelena Senese, segretario generale Uil Calabria che aggiunge: “ Le risorse oggi disponibili – 111,34 milioni di euro – di cui oltre 105 milioni di risorse europee  dedicate agli alloggi a prezzi accessibili, frutto della riprogrammazione e dell’Intesa Stato–Regioni che ha fissato al 6% la quota FESR da destinare all’housing – sono una dote importante, che deve essere tradotta in progetti concreti e in bandi capaci di dare risultato. La priorità è partire da ciò che già esiste: il patrimonio pubblico inutilizzato, in particolare quello gestito da ATERP.​ Per questo motivo è fondamentale che la Regione avvii da subito, attraverso ATERP e in raccordo con i Comuni, un censimento capillare degli immobili vuoti in ogni provincia, per trasformare metri quadri abbandonati in alloggi dignitosi, efficienti dal punto di vista energetico e disponibili a canone sostenibile per giovani, lavoratori, famiglie a reddito medio e persone in condizione di fragilità”.

Le parole di Mariaelena Senese

“ La nostra proposta -aggiunge Senese -parte da un modello semplice e chiaro: alloggi pubblici riqualificati, concessi a canone calmierato ai giovani, con particolare attenzione a chi rientra in Calabria o arriva da fuori regione per motivi professionali, prevedendo la possibilità di riscatto dopo 8–10 anni, imputando i canoni versati come anticipo (rent to buy).​ È una scelta che lega la leva europea dell’housing sociale a una strategia di lungo periodo contro lo spopolamento dei borghi e delle aree interne, in linea con la Priorità V bis del Programma, che dedica risorse specifiche (oltre 17 milioni di euro) al recupero e alla riqualificazione di unità abitative esistenti integrate con i servizi di prossimità.​

È evidente come anche nella ripartizione delle risorse attribuite a diverse priorità del programma, sia necessario  distinguere nettamente – anche a livello di bandi – le misure rivolte ai contesti urbani e ai quartieri più fragili da quelle destinate alle aree interne.​ Nei contesti urbani, occorre puntare sulla rigenerazione dei quartieri popolari, sulla qualità dei servizi, seguendo l’esempio di quelle esperienze di housing sociale che abbinano alloggi a canone calmierato a spazi comuni, servizi culturali, socio assistenziali ed educativi, in grado di rafforzare il senso di comunità e la sicurezza sociale dei luoghi.​ Nelle aree interne, invece, l’asse strategico deve essere il recupero del patrimonio esistente e la messa in rete di alloggi, servizi di prossimità e opportunità lavorative, per consentire alle persone di restare o tornare nei propri paesi di origine senza rinunciare a standard di vita adeguati. Perché i borghi non si ripopolano se chi va a viverci non ha un lavoro.

Per rendere effettiva questa impostazione è fondamentale chi i nuovi bandi regionali per l’housing sociale prevedano progetti integrati, presentati da cooperative edilizie, imprese costruttrici, agenzie dedicate e soggetti del privato sociale, che mettano insieme riqualificazione edilizia, gestione degli alloggi e servizi per gli abitanti. La Regione può e deve sostenere, con queste risorse, non solo il costo dei lavori, ma anche la riduzione dei canoni di locazione e la realizzazione degli spazi comuni e dei servizi, premiando i progetti che garantiscono nel tempo una gestione sociale di qualità e una reale inclusione delle fasce più deboli.​

Un capitolo specifico va riservato alla cosiddetta “fascia grigia”: famiglie con ISEE intermedio, che non accedono all’edilizia residenziale pubblica ma che non riescono a reggere i costi del mercato, , i giovani che vogliono costruirsi un futuro in Calabria, le famiglie e i lavoratori in situazione di fragilità”.​

“La nostra proposta -aggiunge Senese - è che una quota significativa degli alloggi realizzati ex novo o recuperati con le risorse del PR  attraverso un partenariato pubblico privato sia vincolata a canoni calmierati per questa fascia, con graduatorie trasparenti e criteri che tengano conto non solo del reddito, ma anche della condizione lavorativa, della presenza di minori e della scelta di rientrare in Calabria dopo esperienze fuori regione.

La partita, però, non è solo tecnica. La decisione della Regione di portare l’housing sociale a 111,34 milioni di euro – di cui oltre 105 milioni di quota comunitaria – apre una responsabilità politica: quella di coinvolgere sindacati, enti locali, ATERP e terzo settore in una governance condivisa.​

Come UIL Calabria chiediamo l’istituzione di un tavolo permanente sull’housing sociale, con il compito di definire priorità territoriali, criteri di assegnazione, tempistiche e indicatori di risultato, rendendo pubblico il monitoraggio della spesa e dei benefici in termini di alloggi consegnati, canoni applicati e persone coinvolte nei percorsi di autonomia abitativa. La casa è il primo mattone su cui costruire dignità, lavoro, inclusione e comunità.​ Per questo come UIL siamo pronti a sostenere un percorso che trasformi le risorse del Programma in un vero Piano regionale per l’Abitare accessibile: un piano che dia risposte alle famiglie in difficoltà, offra prospettive ai giovani e contribuisca a fare della Calabria una terra in cui tornare e restare non sia una scelta di sacrificio, ma una possibilità concreta di futuro”.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui CrotoneOk