(VIDEO) E io ci sto, il mondo visto dagli occhi degli altri: la sfida di Progetto Happiness
Fabio Canino e Giuseppe Bertuccio D’Angelo dialogano sul confine tra racconto e realtà, tra informazione, tecnologia, emozioni e verità oggi
Crotone – Dalle storie del mondo alla ricerca della felicità, passando per il rapporto sempre più complesso tra informazione, immagini e realtà. È partito ieri sera, all’Orto Tellini, il secondo capitolo della settima edizione di “E io ci sto - Il cinema sotto le stelle”, la manifestazione ideata e diretta da Fabrizio Oliverio, che quest’anno amplia ulteriormente il proprio sguardo mettendo insieme cinema documentario, arte, socialità, talk e podcast dal vivo.
Una trasformazione che porta il festival oltre la semplice dimensione cinematografica. Dal 25 al 28 agosto l’Orto Tellini diventa infatti uno spazio nel quale il pubblico non è soltanto spettatore, ma parte di un confronto sui linguaggi attraverso cui oggi raccontiamo il mondo.
E proprio sul rapporto tra narrazione e realtà si è concentrata la prima serata, con il podcast live “Novanta90”, condotto da Fabio Canino, e con ospite Giuseppe Bertuccio D’Angelo, ideatore di Progetto Happiness.
Un incontro che ha messo a confronto due modi differenti, ma che si integrano, di raccontare il presente: quello di chi lavora con l'informazione, l'intrattenimento e la comunicazione e quello di chi ha scelto, invece, di attraversare il mondo per incontrare persone e culture provando a comprendere cosa significhi davvero essere felici.
Progetto Happiness nasce nel 2019 da un’idea di Giuseppe Bertuccio D’Angelo e si sviluppa come un viaggio attraverso culture, tradizioni e realtà lontane, con l’obiettivo di raccogliere testimonianze e raccontare le diverse sfumature della felicità. Un percorso che nel tempo si è trasformato in un progetto di storytelling documentaristico che ha portato sul web storie e persone spesso lontane dai circuiti della narrazione tradizionale.
Ed è proprio qui che il progetto si è incontrato con la filosofia di “E io ci sto”. Per Fabrizio Oliverio, il festival vuole quest’anno «dare un taglio netto fra quella che è l’informazione e la realtà», cercando di proporre attraverso gli ospiti e le attività «una realtà effettiva» delle diverse visioni che arrivano dal mondo.
Il direttore del festival ha individuato in Giuseppe Bertuccio D’Angelo uno degli esempi di questo approccio: un racconto che nasce dal viaggio, dall’incontro diretto e dagli occhi delle persone incontrate lungo il cammino. E accanto a lui, ha sottolineato Oliverio, c’è Fabio Canino, giornalista e ideatore di contenuti, figura capace di muoversi tra cultura, televisione e comunicazione.
Un passaggio che ha aperto la riflessione sul tema forse più delicato dell’attuale ecosistema informativo: come distinguere ciò che è reale da ciò che ci viene semplicemente raccontato come reale.
Canino ha invitato il pubblico a non fermarsi alla prima versione dei fatti. «Bisogna informarsi», ha spiegato, ricordando come la propaganda possa sfruttare soprattutto la disattenzione per convincere le persone ad accettare una narrazione senza verificarne la fondatezza.
Internet e i social, secondo Canino, hanno cambiato profondamente il modo di ricevere le informazioni, ma non necessariamente lo hanno reso migliore: tutto dipende dall’uso che se ne fa. Da qui il suo invito a leggere, approfondire, verificare le fonti e non dare per vero ciò che viene semplicemente ripetuto.
Una riflessione che si è incrociata con quella di Bertuccio D’Angelo, per il quale il problema diventa ancora più complesso nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
«È molto complesso capire cos’è vero e cos’è no», ha osservato il fondatore di Progetto Happiness, richiamando la necessità di prestare attenzione a ogni informazione assorbita e di tornare alla fonte. Ma nel suo ragionamento c’è anche un elemento umano che diventa una possibile bussola: l’emozione.
Secondo Bertuccio D’Angelo, ciò che riesce ancora a emozionare profondamente e autenticamente può rappresentare una traccia dell’umano, mentre ciò che appare freddo e cinico rischia di allontanarsi da quella dimensione. Una posizione non ingenua, perché lo stesso autore riconosce quanto sia difficile orientarsi in una fase di profonda transizione tecnologica.
Il viaggio di Progetto Happiness non consiste semplicemente nel collezionare immagini di luoghi lontani, ma nel mettere in discussione il punto di vista di chi osserva. La felicità, infatti, non viene presentata come una risposta universale: cambia con le culture, con le condizioni di vita, con le esperienze e con le persone.
Il documentario diventa così una forma di conoscenza: non soltanto raccontare una realtà, ma entrarci dentro, ascoltarla e restituirla al pubblico.
La prima serata all’Orto Tellini ha dunque inaugurato un percorso nel quale cinema e podcast finiscono per parlarsi. Due linguaggi diversi, ma entrambi chiamati a confrontarsi con la stessa domanda: quanto di ciò che vediamo corrisponde davvero a ciò che esiste?
Il programma del festival prosegue questa sera, 26 agosto, con un doppio appuntamento. Alle 20,00 nell’area podcast, torna “Novanta90”, ancora condotto da Fabio Canino, con il talent dell’attore Francesco Colella. Alle 21, nell’area cinema, spazio invece alla proiezione di “Rino Gaetano – Sempre più blu”, con la presenza del regista Giorgio Verdelli. Nel corso della serata è inoltre prevista la premiazione del contest “Sconfini – Story & Docs Lab”.
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