(VIDEO) Festival della Restanza, a Crotone si chiude “Ruggine & Oro”: costruire il futuro
Nel foyer del Teatro Vincenzo Scaramuzza buona partecipazione per la seconda serata del festival promosso da Al centro cultura, ricerca, impresa e innovazione, con il Premio Restanza a Gianluigi Greco
Si è conclusa nel foyer del Teatro Vincenzo Scaramuzza di Crotone la quarta edizione del Festival della Restanza “Ruggine & Oro”, promosso dall’associazione #IoResto. Una seconda serata partecipata, dedicata alla cultura, alla ricerca, all’impresa e all’innovazione, che ha provato a spostare il racconto della restanza dalla semplice dimensione del “rimanere” a quella, più ampia, del costruire le condizioni perché un territorio possa essere abitato, vissuto e scelto.
Perché il festival, in fondo, non racconta soltanto chi resta, ma soprattutto cosa si può fare per migliorare i luoghi che si abitano, affinché chi decide di rimanere possa vivere meglio e chi è partito, un giorno, possa trovare un luogo diverso, più forte e più attrattivo in cui tornare.
La serata è stata introdotta dalle note dei musicisti crotonesi Gianfrancesco Federico e Angelo Federico, che hanno accompagnato l'appuntamento facendo da filo musicale al confronto.
Al centro della seconda serata il dialogo tra esperienze diverse, ma accomunate dal rapporto con la Calabria: l'antropologo Vito Teti, il rettore dell’Università della Calabria Gianluigi Greco, l’amministratore delegato di Caffè Guglielmo Matteo Tubertini, la manager di Baker Hughes Lidia Alessia Gentile e Andrea Friio, professionista crotonese impegnato nella Silicon Valley con Amazon Web Services.
L'unical esempio di Restanza
Il momento centrale della serata è stato rappresentato dalla consegna del Premio Restanza 2026 a Gianluigi Greco, riconoscimento legato al suo percorso nella ricerca, all'intelligenza artificiale e alla sua storia accademica, iniziata da studente dell’Unical e proseguita fino alla guida dell’Ateneo.
Il premio è stato realizzato dal maestro orafo Michele Affidato, che ha trasformato il riconoscimento in un oggetto simbolico legato al tema della manifestazione.
Un riconoscimento che si inserisce pienamente nella filosofia di “Ruggine & Oro”: individuare ciò che continua ad avere valore e trasformarlo in una possibilità concreta per il futuro.
Vito Teti: «Dobbiamo cercare un nuovo senso dell'abitare»
A offrire una chiave di lettura più ampia del concetto di restanza è stato Vito Teti, antropologo e scrittore, che ha sottolineato come partire, restare e tornare non siano fenomeni separati.
«Intanto uno resta perché qualcuno va via e uno va via perché qualcuno resta – ha spiegato Teti – e credo che i due fenomeni debbano essere visti assieme».
Una riflessione che parte dalla storia della Calabria ma va oltre i confini regionali: «Noi calabresi abbiamo avuto la condizione storica di essere, nello stesso tempo, restanti, partenti e tornanti. Credo che capire questo fenomeno in maniera complessiva, globale e non limitata solamente alla Calabria sia molto importante».
Per l’antropologo, il tema centrale diventa allora quello dell'abitare e della trasformazione dei luoghi: «Noi oggi dobbiamo cercare un nuovo senso dell'abitare, dell'essere nel mondo, di migliorarlo, di cambiarlo. E questo possiamo farlo sia restando, sia andando via, sia tornando».
È forse questa la chiave più significativa emersa dal festival: la restanza non coincide necessariamente con il rimanere fisicamente in un luogo, ma con il continuare ad avere un rapporto attivo con esso e contribuire alla sua trasformazione.
Pitingolo: «Cambiamo la città per non cambiare la città»
Sulla necessità di costruire legami tra chi vive a Crotone e chi, invece, è partito, si è soffermato Gianni Pitingolo, presidente di #IoResto.
«Penso che non ci sia sottotitolo migliore che “cambiamo la città per non cambiare la città”. E questo è possibile grazie ai cittadini, ma anche grazie a chi è lontano dalla città di origine».
Il presidente dell’associazione ha sottolineato l'importanza di coinvolgere anche chi vive fuori: «Si vogliono sentire parte del territorio. Bisogna essere bravi nel creare collegamenti, nel farli sentire protagonisti e fare in modo che anche loro, da lontano, possano contribuire a creare quelle condizioni e quei progetti attraverso l'esperienza che hanno maturato fuori».
L'obiettivo, ha aggiunto, è «fare in modo che si possa sviluppare un futuro anche per chi abita il territorio».
Un'impostazione coerente con la scelta di questa quarta edizione di chiedere agli ospiti non soltanto di raccontare le proprie esperienze, ma anche di confrontarsi sulle possibilità concrete di sviluppo del territorio.
Lidia Alessia Gentile: «Sono rimasta perché credo che la mia presenza qui abbia un peso specifico maggiore»
Tra le testimonianze più significative quella di Lidia Alessia Gentile, ingegnera meccanica crotonese e Senior Manager di Baker Hughes, con responsabilità nell'ambito della Global Digital Execution.
Una storia che ribalta anche alcuni luoghi comuni sulla scelta di restare.
«Molti pensano che io sia rimasta qui perché amo il mare, la mia terra, amo il Sud. Sia chiaro: io amo profondamente il mare, la terra e il Sud, ma non sono rimasta per questo motivo».
La sua scelta, ha spiegato, nasce dalla convinzione che il proprio contributo possa avere un valore maggiore proprio in un territorio che presenta ancora numerose necessità: «Sono rimasta perché credo che la mia presenza qui abbia un peso specifico maggiore. È un territorio pieno di bisogni».
Da qui il riferimento al titolo del festival: «Abbiamo bisogni, un po' come il tema di questo festival, “Ruggine e Oro”. L'oro è un metallo raro, prezioso, ma va saputo cercare. E dobbiamo cercare laddove gli altri non ci hanno nemmeno provato».
Un ragionamento che Gentile ha collegato anche all'attività dell'associazione #IoResto: «Penso un po' anche agli amici di IoResto, che ogni giorno si impegnano perché il nostro territorio, nel suo piccolo, possa migliorare».
L'Università della Calabria come modello
Nel corso dell'incontro è emerso anche il tema dell'Università della Calabria come esempio di una realtà capace di attrarre competenze e giovani.
«L'Università della Calabria riesce ad essere attrattiva verso il territorio e sempre più attrattiva – è stato sottolineato – e ci riesce grazie all'eccellenza, grazie alla qualità. Questo è il modello semplice che dobbiamo provare a seguire: mirare sempre in alto».
Un messaggio rivolto soprattutto ai giovani calabresi: «Dobbiamo cercare di far capire ai nostri ragazzi che qui in Calabria ci sono davvero tutte le condizioni».
E proprio le caratteristiche delle nuove generazioni possono diventare una risorsa: «Hanno dalla loro una grande caratteristica, una grande immaginazione, una grande caparbietà, forse la capacità di superare più difficoltà degli altri. E proprio per questo qui si può fare».
Un concetto che si lega anche al percorso di Gianluigi Greco, passato dalle aule dell'Unical alla guida dell'Ateneo, e per il quale il Festival ha scelto di assegnare il Premio Restanza 2026.
Matteo Tubertini: «Le difficoltà non sono solo per chi fa impresa in Calabria»
Sul fronte economico e produttivo, Matteo Tubertini, amministratore delegato di Caffè Guglielmo, ha richiamato l'attenzione sulle difficoltà che oggi riguardano il mondo dell'impresa nel suo complesso.
«Le difficoltà oggi non sono solo per chi fa impresa in Calabria, ma per chi fa impresa», ha spiegato, citando alcune delle principali criticità: «L'aumento dei costi energetici, la geolocalizzazione e il costo delle materie prime, che sono esorbitanti».
Una riflessione che porta il tema della restanza anche dentro il mondo produttivo: restare significa infatti anche creare le condizioni economiche perché imprese, competenze e lavoro possano continuare a esistere e svilupparsi sul territorio.
Dalla restanza alla possibilità di tornare
È questo, in definitiva, il messaggio che ha attraversato la seconda serata di “Ruggine & Oro”. Non un festival dedicato semplicemente a chi decide di non partire, ma un luogo di confronto su come cambiare i territori affinché la scelta di restare non sia una rinuncia e quella di tornare possa diventare una possibilità concreta.
La restanza, così come raccontata a Crotone, comprende chi resta, chi parte e chi torna. Ma soprattutto comprende chi, da dentro o da fuori, continua a sentirsi parte di un luogo e prova a modificarlo.
E allora l'obiettivo non è soltanto conservare ciò che rimane. È trasformare la ruggine in oro, individuando nelle persone, nelle competenze, nella cultura, nell'impresa, nella ricerca e nell'innovazione gli strumenti attraverso i quali costruire una Calabria capace di offrire nuove ragioni per vivere, restare e tornare.
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