(VIDEO) Il silenzio spezzato di Maria Stella Benco: a Crotone la memoria degli esuli

Nel Giorno del Ricordo, al Comune di Crotone, la testimonianza della figlia di esuli istriani davanti agli studenti sulle ferite dell’esodo e delle foibe

A cura di Redazione
10 febbraio 2026 14:09
(VIDEO) Il silenzio spezzato di Maria Stella Benco: a Crotone la memoria degli esuli -
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Nel silenzio solenne della Sala Consiliare “Falcone e Borsellino” del Comune di Crotone, davanti alle scolaresche degli istituti Donegani e Omnicomprensivo di Strongoli, la voce di Maristella Benco si è fatta racconto, memoria, dialogo con la storia. Ha parlato in occasione del Giorno del Ricordo, nell’iniziativa promossa dalla Commissione Pari Opportunità e dalla IV Commissione Consiliare, per spiegare non solo perché fosse lì, ma perché per anni quella storia fosse rimasta chiusa nel silenzio.

È una storia che riguarda l’esodo giuliano-dalmata, le foibe, migliaia di famiglie costrette a lasciare tutto. Ma, come ha spiegato lei stessa, è anche una storia personale scoperta tardi. «Io sono venuta a conoscenza dei fatti nel ’96, di fronte alla tomba di mio padre», racconta Benco, insegnante crotonese e figlia di esuli istriani. «Chiesi a un mio cugino, venuto a onorarlo, perché mio padre fosse venuto qui a Crotone». Da lì emerge il nodo di un silenzio familiare durato decenni. «C’è stato sempre questo silenzio in famiglia, un silenzio che oggi riesco a spiegare: gli psicologi dicono che un grande dolore non viene rimosso, ma tenuto nel cuore».

Quel dolore affonda le radici nel contesto storico del secondo dopoguerra, quando tra il 1943 e il 1947, con il crollo del fascismo, la fine della guerra e il ridisegno dei confini orientali, migliaia di italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia furono vittime di violenze, infoibamenti e persecuzioni, o costretti all’esilio per paura, fame e repressioni politiche. Un dramma a lungo rimosso dal racconto pubblico, che Benco ha scoperto solo dopo la morte del padre. «Ora capisco il silenzio dei miei genitori: non mi hanno fatto conoscere questo grande dolore per preservarmi», dice. «Oggi però sento il dovere, e lo considero un riconoscimento verso i miei genitori, i miei nonni e il popolo giuliano-dalmata-fiumano, di restituire alla storia una pagina dimenticata».

Nel suo intervento dialoga idealmente con il quadro storico tracciato dal prof. Francesco Parisi, che ha spiegato agli studenti il contesto politico e sociale in cui si consumò la tragedia. E dialoga anche con la città che accolse la sua famiglia. «Perché scelsero Crotone?», si chiede e risponde. «I miei genitori furono fortunati: grazie al lavoro di mio padre, che già allora era in Olivetti, decisero di venire qui. Crotone era una città dello Ionio ridente, con le fabbriche, con la Banca d’Italia, e per il lavoro che svolgeva in Istria poteva avere un buon inserimento».

Il dialogo sulla memoria si è intrecciato con gli interventi istituzionali. Il sindaco Vincenzo Voce ha ricordato che «non esistono morti di serie A e morti di serie B», sottolineando il senso profondo del Giorno del Ricordo come dovere civile verso tutte le vittime. L’assessore alla Cultura Nicola Corigliano ha richiamato il valore educativo del ricordare, «riconoscere le sofferenze e rinnovare l’impegno affinché simili tragedie non si ripetano». La presidente della Commissione Pari Opportunità, Anna Maria Oppido, ha evidenziato come per anni questa pagina di storia sia stata taciuta, «ed è invece fondamentale parlarne, soprattutto ai giovani». Il presidente della IV Commissione Consiliare, Domenico Lo Guarro, si è rivolto direttamente agli studenti: «Riattualizzare quanto è avvenuto è necessario. Voi potete essere protagonisti, nulla di ciò che fate è vano».

E proprio ai più giovani Maristella Benco affida l’ultimo passaggio del suo racconto. «Alle nuove generazioni, come dico ai miei nipoti, la storia va ricordata», conclude. «Perché solo ricordando si può fare in modo che tragedie come queste non si ripetano più». Un dialogo che, a Crotone, ha trasformato una memoria familiare in coscienza collettiva.

Danilo Ruberto

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