(VIDEO) San Carlo Acutis in ospedale, don Pirillo: “Una figura di sostegno per chi soffre”
Il cappellano del San Giovanni di Dio racconta il valore del dipinto del santo millennial nella cappella ospedaliera
Carlo Acutis, il primo santo millennial, continua a parlare soprattutto a tutti e a chi vive momenti di fragilità. Una figura attuale, capace di unire fede, quotidianità e tecnologia, mettendo al centro la devozione a Cristo e all’Eucaristia, come si evince dalla sua breve vita. È proprio partendo da questo messaggio che nella cappella ospedaliera dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Crotone è stato posto il dipinto raffigurante il giovane santo, realizzato dalla pittrice crotonese Teresa Riganello.
A spiegare il significato della scelta è don Claudio Pirillo, cappellano dell’ospedale: “Abbiamo pensato di preparare questo dipinto perché Carlo Acutis è una figura molto attuale, molto vicina soprattutto alle persone in difficoltà e ai giovani”, ha sottolineato. Un riferimento non casuale, soprattutto in un luogo dove la sofferenza è parte della quotidianità.
“Nella fase della malattia – ha spiegato – la persona sperimenta fragilità e vulnerabilità. Ecco, queste figure possono diventare un grandissimo sostegno, un grandissimo aiuto”. Carlo Acutis, nella sua giovane età, ha lasciato un esempio forte e controcorrente, scegliendo di mettere Dio al centro della propria vita.
“La caratteristica di questo ragazzo – ha aggiunto don Pirillo – è aver posto come priorità la relazione con Dio, la devozione a Cristo e soprattutto all’Eucaristia”. Una scelta concreta, vissuta nella quotidianità: “Quando organizzavano le vacanze sceglievano un albergo vicino a una chiesa, perché lui aveva bisogno di partecipare ogni giorno all’Eucaristia e di fare l’adorazione eucaristica”.
Un messaggio che acquista dunque valore nel contesto attuale. “In una società frantumata, che spesso non ha punti di riferimento – ha osservato il cappellano – ritrovare la relazione con Dio può essere un grandissimo aiuto per comprendere se stessi e gli altri”.
La cappella ospedaliera, in questo senso, rappresenta un punto centrale della vita dell’ospedale. “Rispetto ad altri ospedali della Calabria – ha spiegato don Claudio Pirillo – qui la cappella è collocata all’ingresso: appena una persona arriva in ospedale la trova subito”. Una presenza visibile e accessibile, pensata per tutti.
“È un punto di riferimento per i familiari, per il personale sanitario e per i degenti, in particolare per chi vive percorsi difficili come l’oncologia o la dialisi”, ha concluso. Un punto di riferimento, quindi, con un nuovo dipinto, una nuova storia.
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