Voci dai Calanchi 2026: il 10 agosto la quinta edizione del festival gratuito tra arte, musica, teatro e natura

A Località Le Forche, nel territorio di Cutro, un’esperienza immersiva ideata e organizzata dall’Associazione Calanchi del Marchesato.

A cura di Redazione
16 luglio 2026 18:15
Voci dai Calanchi 2026: il 10 agosto la quinta edizione del festival gratuito tra arte, musica, teatro e natura - Foto Uff. Stampa Associazione Calanchi del Marchesato
Foto Uff. Stampa Associazione Calanchi del Marchesato
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Il 10 agosto 2026, a Località Le Forche, nel territorio di Cutro, torna Voci dai Calanchi, il festival gratuito ideato e organizzato dall’Associazione Calanchi del Marchesato.

Non un semplice evento, ma un’esperienza costruita in dialogo con il territorio: un percorso tra cammino, geologia, teatro, fotografia, arte contemporanea, musica e convivialità, nel quale il paesaggio non rappresenta soltanto lo sfondo, ma diventa il vero protagonista.

Il viaggio inizierà con GeoFanie, un trekking sonoro guidato dal geologo Anton Giulio Cosentino. Attraversando i sentieri e le creste d’argilla dei Calanchi, il pubblico potrà ascoltare i suoni prodotti dalla terra e registrati durante le sue attività di ricerca. Geologia, paesaggio sonoro e miti popolari si intrecceranno in un’esperienza pensata per osservare e ascoltare il territorio da una prospettiva nuova.

Il teatro entrerà nel paesaggio con La nascita del cunto, di e con Carlo Gallo. Tra mito e storia, lo spettacolo racconta la vicenda di un contadino che perde tutto per mano di un potente: la terra, la famiglia e la dignità. Quando ogni speranza sembra svanire, il dolore si trasforma in parola. Nasce così il cunto, una narrazione che attraversa le piazze per denunciare le ingiustizie, rompere il silenzio imposto dal potere e restituire voce agli oppressi.

Con Madre Terra, la fotografa Angela De Lorenzo presenterà una mostra realizzata proprio tra i Calanchi in cui è nata e cresciuta. Le sue immagini, nate da un legame profondo con questi luoghi, torneranno nel paesaggio che le ha generate, trasformando la memoria personale in patrimonio condiviso.

L’argilla sarà protagonista anche di Sciolle, opera di Giovanni Manfreda, che trasforma le crepe e le fratture della materia in linguaggio artistico, invitando a riflettere sulla fragilità del paesaggio e sulla responsabilità dell’uomo nel custodirlo.

A queste presenze si aggiunge Dis-Antropìa, installazione artistica di Vittoria Iembo, che utilizza la borsa come oggetto mediatore. Plastiche, fili, materiali e ferule bruciate diventano elementi di una riflessione sul rapporto tra essere umano, consumo e ambiente, interrogando il segno che lasciamo nei luoghi che attraversiamo.

Al calar del sole, la musica di Stefano Saletti & Banda Ikona accompagnerà il pubblico in un viaggio tra lingue, culture e sonorità del Mediterraneo.

La serata proseguirà con il live set di Eva Geist, affiancata dal VJing di Antonio Martino, che selezionerà e rielaborerà immagini dal vivo lasciandosi guidare dalla musica. Suono e immagini daranno vita a un flusso audiovisivo in continua trasformazione, capace di entrare in dialogo con il paesaggio notturno dei Calanchi.

La parte conviviale sarà curata da Bounty Pub e Calanchi del Marchesato, con sapori del territorio e vini biologici, perché vivere il paesaggio significa anche condividere il tempo, il cibo e le relazioni che nascono lungo il cammino.

Voci dai Calanchi si svolge sui terreni della famiglia Giglio Verga, che da generazioni vive, coltiva e custodisce questi luoghi. La collaborazione con Termine Grosso nasce dalla condivisione di una stessa visione: considerare il paesaggio non come una semplice cornice, ma come un bene comune da proteggere, vivere e raccontare.

Il festival è interamente autofinanziato e prende forma grazie al lavoro volontario dell’Associazione Calanchi del Marchesato. L’edizione 2026 si realizza con il patrocinio del Comune di Cutro, che sosterrà l’organizzazione attraverso un supporto logistico.

«Ogni anno scegliamo di festeggiare il compleanno dell’associazione condividendo questo paesaggio con chi ancora non lo conosce e con chi continua a tornare. Voci dai Calanchi è il nostro modo di restituire qualcosa a una terra che continua a ispirarci», spiegano gli organizzatori.

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