Wind Tre, con il programma di educazione digitale NeoConnessi +8% di competenze negli studenti delle elementari

NeoConnessi, il programma di educazione digitale di Wind Tre che ha raggiunto cumulativamente 2,5 milioni di bambini e la metà delle scuole italiane

A cura di Redazione
17 aprile 2026 12:52
Wind Tre, con il programma di educazione digitale NeoConnessi +8% di competenze negli studenti delle elementari -
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ROMA (ITALPRESS) – Le competenze digitali dei bambini delle elementari crescono di 8 punti percentuali, alle medie aumenta la capacità di gestire meglio il tempo davanti allo schermo e di riconoscere l’isolamento digitale, mentre quasi 9 studenti su 10 su tutto il campione notano miglioramenti nelle abitudini online dei genitori. Sono queste alcune delle evidenze fornite dalla valutazione d’impatto di NeoConnessi, il programma di educazione digitale di Wind Tre che ha raggiunto cumulativamente 2,5 milioni di bambini e la metà delle scuole italiane, realizzata da Triadi, spin-off del Politecnico di Milano. L’analisi è stata presentata oggi al convegno “L’educazione digitale funziona!”. I dati mostrano che bambini e adolescenti vivono un’esposizione continua al digitale: il 72% usa Internet per fare ricerche e il 26% ha già sperimentato strumenti di AI. Tuttavia, un bambino su 4 non riconosce rischi fondamentali come fake news, mentre 3 su 4 non hanno consapevolezza di screentime eccessivo, deepfake e condivisione impropria dei dati personali. Anche le famiglie appaiono fragili: tre su quattro non si sentono sicure nel guidare i figli e le figlie nell’uso della tecnologia. Lo studio, basato su test somministrati prima e dopo il corso, evidenzia un impatto netto: l’educazione digitale rafforza le competenze e modifica i comportamenti, generando un effetto sistemico tra scuola e famiglia.

I risultati di Triadi mostrano che interventi strutturati possono davvero migliorare competenze, consapevolezza e abitudini digitali, con ricadute positive sul benessere dei minori. L’analisi, infatti, rileva che prima del percorso i bambini sono già molto esposti al digitale, ma senza strumenti critici adeguati. Dopo il percorso didattico, le competenze, misurate grazie alle risposte corrette ai test, aumentano dall’82% al 90%. Migliorano in modo deciso la netiquette (+19%), la comprensione dell’intelligenza artificiale (+15%) e le ricerche online (+14%). Circa la metà degli alunni dichiara di conoscere nuovi rischi digitali rispetto all’inizio. Nella secondaria di primo grado crescono le competenze più avanzate: gli studenti migliorano nella selezione delle fonti (+13 punti) e aumenta la capacità di riconoscere e prevenire rischi emergenti, dall’isolamento digitale (+8) allo stress visivo e posturale da schermo (+7). Cresce inoltre l’attenzione su copyright e gestione dei dati personali. La maggiore attenzione allo screentime porta anche a un cambio nei comportamenti: cala il numero di chi non vi presta attenzione e aumenta quello di chi dichiara di monitorarlo attivamente. Complessivamente, gli studenti mostrano una più solida capacità di orientarsi nel digitale, distinguendo contenuti affidabili e valutando meglio l’impatto delle proprie azioni online.

Ma non solo, uno dei risultati più significativi è l’effetto generato sul contesto familiare: l’89% degli studenti osserva un miglioramento nell’uso del digitale da parte dei genitori dopo il percorso scolastico. Inoltre, il 77% delle famiglie dichiara di aver introdotto, di voler introdurre o di aver migliorato l’utilizzo del parental control. Un effetto sistemico particolarmente rilevante: le conoscenze acquisite dai figli e le figlie attivano nuove abitudini domestiche, rafforzando la consapevolezza degli adulti su privacy, sicurezza e gestione del tempo online. La valutazione, inoltre, mette in evidenza anche il ruolo centrale della scuola. Il 98% del corpo docente si sente più preparato e più sicuro nell’affrontare i temi del digitale, mentre il 79% dichiara di aver ottenuto spunti concreti per la didattica quotidiana e oltre il 90% rileva miglioramenti nelle competenze cognitive, sociali ed emotive degli studenti. Un ulteriore ambito riguarda l’introduzione di elementi di media education, in coerenza con le Linee guida sulla cittadinanza digitale emanate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e richiamate anche nel report: linee guida che includono temi come intelligenza artificiale, comunicazione digitale, ricerche online e verifica delle fonti. In questo quadro, l’81% del corpo docente intende introdurre od ampliare proprio questi contenuti nella propria didattica.

“La valutazione d’impatto di NeoConnessi mostra che il programma funziona su tutti e tre i livelli: gli studenti migliorano le competenze digitali e imparano a riconoscere rischi che prima ignoravano, dal cyberbullismo ai deepfake, dallo sharenting alla gestione dei dati personali; i docenti si sentono più preparati; le famiglie acquisiscono strumenti concreti per accompagnare i figli. Ciò che colpisce di più è l’effetto che va oltre la scuola: l’89% dei ragazzi nota un uso più corretto e sicuro del digitale anche da parte dei genitori. In un contesto in cui circa tre famiglie su quattro non si sentono sicure nel guidare i figli online, l’educazione digitale strutturata dimostra di poter produrre risultati concreti e misurabili”. Afferma Gabriele Guzzetti, Direttore di Triadi. Secondo Roberto Basso, direttore Relazioni Esterne e Sostenibilità di Wind Tre, i dati “ci aiutano a uscire da una narrazione fuorviante: non è una singola piattaforma il problema, né lo è la tecnologia in sé. I ragazzi e le ragazze crescono in un ecosistema digitale complesso, che richiede adulti più consapevoli, scuola attrezzata e responsabilità condivisa. Con l’edizione di quest’anno NeoConnessi raggiungerà 2,5 milioni di studenti e oltre la metà delle scuole italiane: una dimensione che fa del progetto uno degli osservatori più ampi e continuativi sul rapporto tra minori e digitale nel nostro Paese – conclude -. Un osservatorio che mostra una cosa chiara: quando l’educazione è strutturata, continuativa e coinvolge famiglie e istituzioni, i comportamenti cambiano davvero”. Teresa Mazzone, presidente SIP Lazio e Commissione dipendenze digitali, evidenzia che “abbiamo bisogno che ci sia la famiglia, la pediatria, la società e la scuola per crescere un bambino nel migliore dei modi possibili. A che età introdurre lo smartphone e non negare l’accesso a internet? Noi ci siamo fermati a 13 anni perché le aree di rischio sono tante: falla salute psicofisica alla sicurezza online“. Quindi è necessario “prevenire i rischi di dipendenza, promuovere esperienze reali e creative; la tecnologia chiaramente non va demonizzata, ma è necessario sensibilizzare la famiglia a utilizzare il controllo parentale ma soprattutto favorire la relazione”, conclude.

– foto xb1/Italpress –

(ITALPRESS).

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