“Anche uno solo di questi bambini”, il messaggio del Papa parla anche a Crotone
Il richiamo alla dignità dei migranti incontra una città che nelle ultime settimane ha vissuto da vicino il tema dell’accoglienza
Crotone - Non è una questione di numeri. Non è una questione di percentuali. Non è nemmeno soltanto una questione di flussi migratori da gestire. Perché, davanti alla storia di un bambino, si dovrebbe smettere di contare.
È questo il cuore del messaggio scelto da Papa Leone XIV per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra oggi, 27 settembre: “Anche uno solo di questi bambini”. Un richiamo diretto alle parole del Vangelo e all'invito di Gesù: «Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me».
Un tema che, letto dalla Calabria e in particolare da Crotone, assume un significato ancora più concreto. Una città che nelle ultime settimane ha visto tornare al centro del dibattito pubblico la presenza dei migranti e il tema dell'accoglienza. Le persone che da mesi vivevano per le strade della città, tra piazzale Nettuno, via Miscello da Ripe e Orto Tellini, sono state trasferite verso strutture di accoglienza individuate dal Ministero dell'Interno: circa cento in strutture calabresi e le altre in Abruzzo (LEGGI QUI).
Una vicenda che ha mostrato ancora una volta quanto il fenomeno migratorio non sia qualcosa di lontano, confinato alle immagini degli sbarchi o alle statistiche nazionali. È una realtà che entra nelle strade, nelle piazze, nei quartieri. E che inevitabilmente interroga una comunità sul significato concreto delle parole accoglienza, sicurezza, dignità e integrazione.
Ma il messaggio di Leone XIV invita a compiere un passo ulteriore: guardare la persona prima ancora del fenomeno. E soprattutto guardare i bambini.
Nel suo messaggio il Papa sottolinea come i minori siano tra i soggetti più vulnerabili delle migrazioni. Bambini e adolescenti costretti a lasciare la propria terra per guerre, povertà, violenze e altre tragedie; giovani che possono affrontare viaggi drammatici, separazioni familiari, sfruttamento e condizioni di estrema fragilità.
È qui che quelle quattro parole — anche uno solo — acquistano un peso particolare. Perché dietro una cifra c'è sempre una storia. Dietro un flusso ci sono persone. E dietro la parola “migranti” possono esserci volti, famiglie, madri, padri e bambini con paure e speranze che non possono essere cancellate dalla dimensione del fenomeno.
Questo non significa ignorare le difficoltà che una presenza migratoria può creare alle comunità locali, né le responsabilità delle istituzioni nel garantire ordine, sicurezza e condizioni dignitose. Significa piuttosto ricordare che la gestione di un fenomeno complesso non può far scomparire le persone.
Il Papa parla infatti di una responsabilità che riguarda tutti: le istituzioni, le comunità cristiane, le famiglie e la società. E chiede che il minore venga considerato anzitutto nella sua dignità e nei suoi diritti, non semplicemente attraverso la categoria di “migrante”.
Forse proprio per questo l'invito del Papa non è a discutere soltanto di quanti siano, da dove arrivino o dove debbano essere collocati. È un invito a non perdere di vista chi sono. E quando quel “chi” è un bambino, la prospettiva cambia.
A Crotone, dove nelle ultime settimane la questione dei migranti ha occupato ancora una volta le cronache e il dibattito cittadino, questo richiamo può diventare un'occasione per riportare lo sguardo dai numeri ai volti. Perché può bastare anche uno solo.
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