Crotone - Ex mercati generali, il Comitato Tufolo–Farina scrive al Prefetto

Tra le richieste, l’attivazione immediata dei poteri sostitutivi statali con la nomina di un dirigente ad acta e la ripresa dell’esecuzione in danno

A cura di Redazione
19 febbraio 2026 10:48
Crotone - Ex mercati generali, il Comitato Tufolo–Farina scrive al Prefetto  - Foto: Redazione
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Crotone - Il Comitato di Quartiere Tufolo–Farina ha formalmente richiesto alla Prefettura di Crotone l’attivazione dei poteri sostitutivi previsti dall’articolo 120, comma 2, della Costituzione, in relazione alla “grave e persistente situazione di rischio sanitario” nell’area degli ex Mercati Generali, dove sono presenti materiali contenenti amianto in avanzato stato di degrado. La richiesta è stata trasmessa per competenza anche alla Procura della Repubblica di Crotone, al Ministero dell’Interno, al Comune di Crotone e ad ARPACAL.

Sei anni di inadempienze

Secondo quanto riferito dal Comitato, il soggetto privato obbligato alla bonifica risulterebbe inadempiente da oltre sei anni, nonostante una serie di provvedimenti e pronunce: l’Ordinanza Commissariale n. 1221/2020, la sentenza del TAR Calabria n. 1702/2020, la sentenza del Consiglio di Stato n. 767/2022 e la sentenza penale di condanna n. 753/2025.

Nonostante questo quadro, il Comune avrebbe comunicato la sospensione – seppur definita “provvisoria” – dell’esecuzione in danno, subordinando l’intervento pubblico alla volontà di bonifica del medesimo soggetto già inottemperante.

Per il Comitato, tale scelta sarebbe “giuridicamente infondata” e in contrasto con l’articolo 97 della Costituzione (buon andamento della Pubblica Amministrazione), l’articolo 32 (tutela della salute), il principio di precauzione sancito dall’articolo 191 del TFUE e l’articolo 250 del D.Lgs. 152/2006, che prevede l’intervento sostitutivo in caso di inottemperanza.

Un pericolo attuale e concreto

L’area, secondo quanto denunciato, risulterebbe non custodita, solo parzialmente recintata ed esposta agli agenti atmosferici dopo un recente collasso strutturale. Il degrado dei materiali contenenti amianto sarebbe “visibile a occhio nudo” e documentato fotograficamente.

Il Comitato sottolinea inoltre che, ad oggi, “non risultano trasmesse alla cittadinanza le misurazioni annunciate né le relazioni tecniche richiamate nella nota comunale del 16 febbraio”. In assenza di dati ufficiali pubblici, evidenziano i rappresentanti del quartiere, “non può essere escluso il rischio di dispersione di fibre aerodisperse”.

Le richieste: poteri sostitutivi e cantiere immediato

Nell’istanza indirizzata al Prefetto viene chiesta l’attivazione immediata dei poteri sostitutivi statali con la nomina di un dirigente ad acta, la ripresa dell’esecuzione in danno, l’apertura urgente del cantiere e la nomina di un custode del sito.

Tra le richieste figurano anche la “trasparenza totale su atti, cronoprogrammi e dati ARPACAL” e la recinzione immediata dell’area quale misura minima di sicurezza. In via subordinata, il Comitato propone l’obbligo di una fideiussione bancaria o assicurativa a carico del privato, a garanzia integrale della bonifica.

“Non è una battaglia strumentale”

«La tutela della salute pubblica non può essere subordinata a disponibilità future o a rinvii amministrativi. Dopo oltre 2.000 giorni di inadempienze, lo Stato deve intervenire», dichiara il presidente del Comitato, Alfonso Gaetano.

Il Comitato ribadisce che l’azione intrapresa «non ha finalità polemiche, ma risponde a un preciso dovere civico e statutario di vigilanza», a tutela dei residenti, delle scuole, degli impianti sportivi e dell’intera comunità crotonese.

In assenza di riscontri concreti, i rappresentanti del quartiere non escludono ulteriori iniziative pubbliche e istituzionali, anche attraverso una mobilitazione cittadina.

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