Konecta, Confial incontra il vescovo Torriani: allarme per i lavoratori crotonesi
Il segretario regionale della Confial Fabio Tomaino scrive al vescovo Alberto Torriani dopo l’incontro del 15 ottobre: chieste trasparenza sul piano di rilancio di Konecta R e garanzie per i 74 lavoratori senza contratto e i 654 coinvolti dalla cassa inte
Fabio Tomaino, segretario confederale regionale della Confial Calabria, scrive al vescovo Alberto Torriani dopo l’incontro del 15 ottobre: chiesti trasparenza sul piano di risanamento, verifica dei fondi pubblici e soluzioni occupazionali per le sedi di Crotone, Rende e Settingiano.
La crisi del progetto di digitalizzazione in Calabria coinvolge oltre 700 lavoratori e le loro famiglie. A lanciare nuovamente l’allarme è Fabio Tomaino, segretario confederale regionale della Confial Calabria, che ha trasmesso una nota di approfondimento al vescovo della diocesi di Crotone-Santa Severina, monsignor Alberto Torriani, a seguito dell’incontro tenutosi il 15 ottobre nella sede vescovile.
Al centro della vertenza ci sono le difficoltà occupazionali della società Konecta R, subentrata nell’ambito del percorso avviato dopo la crisi di Abramo Customer Care, con attività nelle sedi di Crotone, Rende e Settingiano. Secondo i dati riportati dal sindacato, 74 lavoratori precari sono già rimasti senza contratto, mentre fino a 654 dipendenti sono interessati dalla cassa integrazione straordinaria.
Una situazione che, secondo Tomaino, rischia di compromettere le prospettive di un progetto nato con l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione e creare nuove opportunità nel settore della digitalizzazione.
L’investimento da 30 milioni e le aspettative del progetto
La vicenda ha origine nel percorso istituzionale avviato per affrontare la crisi di Abramo Customer Care. Il 19 dicembre 2024, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, venne sottoscritto un accordo che prevedeva un progetto sostenuto dalla Regione Calabria con un investimento dichiarato di 30 milioni di euro.
L’iniziativa avrebbe dovuto garantire continuità lavorativa e sviluppare nuove attività di digitalizzazione documentale, con particolare riferimento alla sanità e alla pubblica amministrazione. In una prima fase, Konecta R aveva assunto 894 lavoratori provenienti dalla precedente esperienza aziendale.
Per la Confial, tuttavia, nei mesi successivi sarebbero emerse criticità organizzative, difficoltà operative e incertezze sulla sostenibilità industriale del progetto. Il sindacato afferma di aver segnalato più volte tali problemi attraverso comunicazioni formali, assemblee, manifestazioni e richieste di intervento rivolte alle istituzioni.
Cassa integrazione fino al 31 dicembre 2026
Un passaggio centrale della vertenza è rappresentato dall’accordo sottoscritto il 9 aprile 2026 al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. L’intesa ha previsto il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale dal 10 aprile al 31 dicembre 2026, per un massimo di 654 lavoratori, con un onere pubblico stimato in 4,3 milioni di euro.
Secondo Tomaino, l’ammortizzatore sociale avrebbe dovuto accompagnare un percorso di risanamento e rilancio dell’attività produttiva, non rappresentare la soluzione definitiva della crisi.
Il verbale ministeriale richiamava un piano aziendale che, stando alla ricostruzione contenuta nella nota sindacale, avrebbe previsto nuove iniziative nazionali, l’estensione delle attività di digitalizzazione ad altri archivi regionali e l’attivazione di servizi di assistenza ai cittadini, tra cui un numero verde unico.
La Confial sostiene, tuttavia, che il piano non sia stato messo a disposizione dei lavoratori e che non siano stati illustrati con sufficiente trasparenza i risultati della sua attuazione.
«Non siamo pertanto nelle condizioni di verificare quali iniziative siano state effettivamente avviate, quali investimenti siano stati realizzati, quali attività siano state acquisite e quali prospettive occupazionali possano derivarne», è la posizione espressa dal segretario regionale, che precisa di non voler affermare l’inesistenza materiale del piano, ma di ritenere necessario renderne accessibili i contenuti.
La richiesta di verifiche sugli impegni assunti
La nota richiama anche la necessità di verificare l’attuazione degli impegni previsti dall’accordo del 9 aprile, che contemplava la possibilità di incontri di monitoraggio, normalmente con cadenza trimestrale, su richiesta di una delle parti.
Per il sindacato, occorre chiarire quali verifiche siano state svolte, quali risultati abbiano prodotto e quali interventi siano stati adottati per superare le criticità segnalate.
La preoccupazione è che la gestione della crisi si sia concentrata soprattutto sugli ammortizzatori sociali, senza tradursi in un piano industriale capace di offrire prospettive concrete ai dipendenti.
Con l’avvicinarsi della scadenza del 31 dicembre 2026, la Confial teme che centinaia di lavoratori possano ritrovarsi nuovamente senza certezze sul futuro occupazionale.
I 74 lavoratori rimasti senza contratto
Tra gli aspetti evidenziati da Tomaino c’è la condizione dei 74 lavoratori precari il cui rapporto di lavoro è cessato e che sono rimasti esclusi dal progetto.
Per la Confial, qualsiasi soluzione dovrà tenere conto anche della loro situazione, evitando che il percorso di rilancio riguardi esclusivamente chi è ancora formalmente occupato.
Il sindacato chiede quindi una risposta che comprenda sia i dipendenti interessati dalla cassa integrazione sia coloro che hanno già perso il lavoro.
Nella nota viene inoltre contestato il metodo con cui sarebbe stata gestita la vertenza. La Confial lamenta l’esclusione da alcuni confronti istituzionali e regionali e chiede che sia garantita la partecipazione delle diverse rappresentanze sindacali e di delegazioni dei lavoratori.
«La Calabria può diventare un hub nazionale della digitalizzazione»
La richiesta rivolta alla Regione Calabria è quella di una verifica complessiva dei risultati raggiunti e delle possibilità di rilancio del progetto.
L’obiettivo indicato da Tomaino non è ottenere soltanto una proroga degli ammortizzatori sociali, ma capire se esistano ancora le condizioni per trasformare l’esperienza avviata in Calabria in un hub nazionale della digitalizzazione, con attività rivolte alla pubblica amministrazione, al sistema sanitario e ad altri servizi di interesse nazionale.
Un percorso che, secondo il sindacato, dovrebbe valorizzare le professionalità già presenti, garantire continuità occupazionale e individuare opportunità anche per i lavoratori rimasti esclusi.
L’appello al vescovo Torriani
La lettera al vescovo Alberto Torriani pone l’accento anche sulle conseguenze sociali della crisi. Dietro gli accordi ministeriali, i finanziamenti e gli ammortizzatori sociali, sottolinea Tomaino, ci sono famiglie alle prese con mutui, affitti, spese quotidiane e necessità dei figli, senza la possibilità di contare su un reddito stabile.
Il lavoro, scrive il segretario della Confial, non rappresenta soltanto una fonte di reddito, ma anche dignità, autonomia e possibilità di costruire un futuro.
L’incontro del 15 ottobre è stato quindi l’occasione per sottoporre al vescovo non soltanto gli aspetti sindacali della vertenza, ma anche le ricadute umane e sociali della situazione. Tomaino precisa di non voler coinvolgere la Chiesa nelle contrapposizioni tra organizzazioni sindacali, ma auspica che l’attenzione pastorale e morale della diocesi possa contribuire a richiamare istituzioni e parti sociali alle proprie responsabilità.
L’appello finale è rivolto a tutti i soggetti coinvolti: rispettare gli impegni assunti, rendere trasparenti i progetti alla base degli accordi, verificare l’utilizzo delle risorse pubbliche e restituire prospettive concrete alle persone coinvolte.
La richiesta della Confial è che la vertenza non venga affrontata soltanto come una crisi aziendale, ma come una questione che riguarda la dignità del lavoro, la tutela delle famiglie e il futuro economico e sociale della Calabria.
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