Salvatore Migale, la moda calabrese sul palco di Serena Brancale

Il designer calabrese di Migale Couture ha vestito l’artista durante il Sacro Tour, anche nella tappa di Crotone. Due look, uno nero e uno bianco, nati dal dialogo tra sartoria, identità mediterranea e musica

A cura di Redazione
10 agosto 2026 16:32
Salvatore Migale, la moda calabrese sul palco di Serena Brancale - Foto: Redazione
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C’è un filo che parte da Cutro, attraversa Roma e arriva sul palco di una delle artiste più interessanti della scena musicale italiana. È il filo della moda di Salvatore Migale, fashion designer di Cutro e fondatore di Migale Couture, che ha vestito Serena Brancale nel suo Sacro Tour, compresa la tappa di Crotone.

Non si tratta, però, semplicemente di un abito scelto per un concerto. Dietro quei due look, uno nero e uno bianco, c’è un lavoro di ricerca, confronto e contaminazione che racconta molto anche dello stesso Migale: un giovane designer nato nel 1995, originario di Cutro, formatosi all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove ha conseguito il diploma in Moda e Costume con 110 e lode, e oggi attivo nella capitale.

La sua storia professionale, tuttavia, non ha mai reciso il legame con la Calabria. Al contrario, è proprio la terra d'origine a tornare spesso nelle sue creazioni, non come semplice elemento folkloristico, ma come materia da reinterpretare e trasformare. E il lavoro realizzato per Serena Brancale ne è un esempio particolarmente evidente.

L'incontro con Serena Brancale

«Il contatto con Serena Brancale è nato in maniera molto naturale, attraverso la sua stylist», ci racconta lo stesso Migale.

«Ho avuto modo di presentare il mio lavoro e di proporre alcuni look, cercando di creare qualcosa che potesse dialogare con la sua personalità artistica, con la sua energia e con il modo così particolare che ha di stare sul palco. Da lì è nato un confronto creativo che ci ha portato alla scelta degli abiti per il concerto della tappa di Crotone».

È un passaggio importante, perché racconta una concezione dell'abito lontana dalla semplice idea di vestire un'artista. Per Migale, soprattutto quando la destinazione è un palco, il vestito deve diventare parte della narrazione.

«Per me è fondamentale che un abito non sia semplicemente bello, ma che riesca a raccontare qualcosa della persona che lo indossa e, soprattutto in questo caso, che funzioni all’interno della dimensione live». È forse questa la chiave per leggere i due look indossati da Brancale durante il tour. Non due abiti isolati, ma due elementi di una performance.

Il nero e il bianco: due look, una stessa idea

«In entrambi i look, il mio obiettivo era creare qualcosa che non fosse semplicemente un “vestito da concerto”, ma che diventasse parte della performance, un’estensione della personalità di Serena e del suo modo di vivere il palco».

Il ragionamento di Migale parte dunque dall'artista e arriva all'abito. Una strada inversa rispetto a quella che spesso porta semplicemente a scegliere un vestito bello da indossare.

«Credo che sia proprio questo il bello della collaborazione tra un designer e un’artista: partire da un’idea, da una storia o persino da una semplice suggestione e trasformarla in un’immagine che, una volta sul palco, acquista una vita propria».

E sul palco di Crotone quella visione ha trovato una dimensione particolare, perché uno dei look porta dentro di sé un riferimento preciso alla Calabria.

Dal velo della “pacchiana” a un abito contemporaneo

È il look nero quello nel quale Migale sceglie di confrontarsi più direttamente con la tradizione.

«Il primo look nasce anche da una suggestione legata al Mediterraneo. Nel mio lavoro mi piace contaminare riferimenti diversi, senza riprodurli letteralmente. Essendo calabrese c’è anche un riferimento molto preciso alla mia terra».

Il punto di partenza è l'abito tradizionale della pacchiana, e in particolare il velo in pizzo portato sul capo.

Ma non c'è alcuna volontà di ricostruire un costume tradizionale. «Ho preso come reference soprattutto il velo in pizzo portato sul capo. È un elemento che ho voluto reinterpretare in chiave contemporanea, trasformandolo da riferimento folkloristico a elemento fashion e teatrale. È una citazione della tradizione, non una riproduzione del costume».

Ed è proprio in questa distinzione che si trova una parte importante della ricerca di Migale: prendere qualcosa che appartiene alla memoria collettiva calabrese e portarlo altrove, dentro un linguaggio contemporaneo. La Calabria, quindi, non viene semplicemente mostrata. Viene suggerita.

Una storia che parte da Cutro

Salvatore Migale ha iniziato ad avvicinarsi alla moda molto presto, sviluppando una passione che lo avrebbe portato successivamente a Roma e all'Accademia di Belle Arti. Oggi Migale Couture rappresenta il punto di incontro tra quella formazione e un legame mai interrotto con la propria terra.

Il sito ufficiale del brand descrive le sue creazioni come un incontro tra eleganza, artigianalità e influenze contemporanee, con una produzione che mantiene un legame concreto con la Calabria.

E il suo percorso professionale racconta già diverse tappe significative.

Nel 2016 una sua giacca ispirata a David Bowie fu selezionata nell'ambito della mostra David Bowie Is al MAMbo di Bologna, un'esperienza che contribuì a far conoscere il giovane designer anche al di fuori dell'ambito locale.

Nel 2017 fu invece l'attrice Alessandra Di Sanzo a indossare un suo abito durante una sfilata ispirata alla tragedia del Bataclan.

Negli anni successivi il nome di Migale Couture è arrivato anche nell'editoria fashion internazionale. Nel 2023, sulle pagine di MMSCENE, il modello Alexis Meziani ha indossato un bustier Migale Couture nell'editoriale My Body is a Cage, fotografato da Umberto Buglione e con styling di Aurelio Comparelli.

Nel 2025, inoltre, una creazione Migale Couture è comparsa nell'editoriale Back in Black di L'Officiel Baltic.

La moda che torna a parlare calabrese

C'è poi un altro aspetto che rende particolare il percorso di Migale. La moda, nel suo caso, non è soltanto passerella.

Nel 2021, ad esempio, realizzò un foulard destinato alla campagna Nastro Rosa della LILT di Crotone, con un progetto nato insieme al Comitato Donne Città di Cutro. Un accessorio trasformato in messaggio di speranza e prevenzione.

E negli ultimi anni Migale ha continuato a muoversi anche nel campo della valorizzazione culturale e creativa calabrese. È tra i fondatori di Arcadia, realtà nata per creare occasioni di incontro tra giovani, arte, moda e territorio; nel 2026 l'iniziativa è tornata a Crotone con un programma dedicato ai giovani creativi.

Nel dicembre 2025 il suo nome è stato inoltre inserito tra quelli protagonisti di Calabria Fashion – Tradizione e Nuove Visioni, al MARCA di Catanzaro, accanto ad alcune delle realtà più interessanti della creatività e dell'artigianato calabrese.

Perché se oggi un abito di Migale Couture può stare sul palco di Serena Brancale, in un editoriale internazionale o in una manifestazione di moda a Roma, dentro quelle creazioni rimane qualcosa che viene da Sud.

Non necessariamente riconoscibile a prima vista. A volte è un tessuto, una forma, una suggestione. Altre volte, come nel caso del look nero di Brancale, è il ricordo di un velo della tradizione della pacchiana trasformato in qualcosa di nuovo. È una Calabria che non chiede di essere riprodotta, ma reinterpretata.

La tradizione, questa volta, non è rimasta ferma nel passato. È salita sul palco.

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