Tempi di attesa in oncologia, il CNDDU chiede chiarezza sulla segnalazione di Crotone

Una segnalazione su una prestazione oncologica fissata a due anni dalla prenotazione riaccende il tema dei tempi di attesa e dell’effettiva tutela del diritto alla salute.

A cura di Redazione
23 agosto 2026 18:00
Tempi di attesa in oncologia, il CNDDU chiede chiarezza sulla segnalazione di Crotone - Foto: Redazione
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama l’attenzione sulla vicenda resa pubblica dal direttore di una nota testata giornalistica locale di Crotone, che ha riferito di una segnalazione ricevuta da una cittadina relativa a una prestazione oncologica che sarebbe stata calendarizzata a distanza di due anni dalla prenotazione.

La delicatezza della materia impone prudenza. Prima di formulare valutazioni definitive è infatti necessario conoscere la natura della prestazione richiesta, le indicazioni cliniche, il livello di priorità assegnato e ogni altro elemento utile a ricostruire con precisione quanto accaduto.

La segnalazione pone, tuttavia, una questione che merita attenzione. In ambito oncologico, il fattore tempo rappresenta una componente essenziale dell’appropriatezza della risposta sanitaria e deve essere necessariamente rapportato alle effettive esigenze cliniche del paziente.

Il diritto alla salute non può esaurirsi nella possibilità formale di ottenere una prenotazione, ma deve tradursi nell’accesso alla prestazione secondo modalità e tempi compatibili con il bisogno sanitario. Un’attesa particolarmente prolungata richiede pertanto di essere verificata e, laddove necessario, adeguatamente motivata o corretta.

Il CNDDU auspica quindi che l’Azienda Sanitaria Provinciale di Crotone, competente per la vicenda, possa procedere agli opportuni approfondimenti e fornire i necessari chiarimenti, nel pieno rispetto della riservatezza della persona interessata.

Una risposta istituzionale puntuale e trasparente consentirebbe di comprendere le circostanze del singolo episodio e, qualora emergessero criticità, di individuare gli eventuali interventi organizzativi necessari a prevenirne il ripetersi.

Tale esigenza non deve però tradursi nell’attribuzione indiscriminata di responsabilità agli operatori sanitari e amministrativi, spesso chiamati a lavorare in contesti organizzativi complessi e caratterizzati da una forte pressione. Una critica realmente costruttiva deve piuttosto interrogare il sistema sulla capacità di individuare tempestivamente eventuali anomalie e intervenire prima che sia il cittadino, già esposto alla fragilità derivante dalla propria condizione di salute, a dover cercare autonomamente una soluzione.

La circostanza che una cittadina abbia ritenuto necessario rivolgersi a un organo di informazione invita inoltre a riflettere su quanti pazienti, soprattutto quelli più vulnerabili, possano incontrare difficoltà nel chiedere spiegazioni o nel rappresentare un problema.

L’effettività di un diritto si misura anche nella capacità delle istituzioni di garantire ascolto, orientamento e tutela a chi dispone di minori strumenti per far valere le proprie esigenze.

La vicenda di Crotone merita dunque un approfondimento sereno e rigoroso, lontano da contrapposizioni e giudizi preventivi. Il CNDDU confida che l’ASP di Crotone possa fare chiarezza su quanto segnalato e, qualora venissero riscontrate criticità, adottare le misure ritenute opportune.

Quando è in gioco la salute, e in particolare nell’ambito oncologico, la qualità della risposta pubblica si misura anche nella capacità di assicurare che il tempo dell’attesa rimanga coerente con il tempo della cura.

Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

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